La baldanza della post verità e il suicidio dell’informazione

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Essere entrati alla velocità di una palla di cannone nell’era della post verità e della vittoria schiacciante delle fake news dà la misura di molte cose. In primis, del fallimento di chi si occupa d’informazione.

Avrà anche ragione Fabio Pontiggia nel suo editoriale di ieri a dire che “le falsità o post-verità sono moneta corrente tanto a destra quanto a sinistra”, ma se guardiamo al 2016 appena concluso notiamo con semplicità quanto questo sconvolgimento della rete abbia influito su fatti che vanno ben al di là della stanca dicotomia destra/sinistra che ormai lascia il tempo che trova. In tre casi, nel 2016, la post verità ha trionfato:

1) La Brexit che è riuscita anche – e soprattutto – grazie alle balle spaziali sparate dai vari Boris Johnson e Nigel Farage tipo le camionate di milioni di sterline che sarebbero stati deviati dall’UE al sistema sanitario, o del Regno vittima dell’invasione di immigrati: falsità totali, ma si sa che la gente si beve di tutto quindi avanti pure;

2) La vittoria di Donald Trump, arrivata grazie a un sistema di fake news e bombardamento social creato ad arte che ha avuto il suo trionfo nelle “echo chambers” del web, dove ogni idiozia su Putin, musulmani, Obamacare e disoccupazione ha avuto un rimbalzo e una diffusione tale da far vincere The Donald. Anche se ha preso tre milioni di voti meno della Clinton – ma è la democrazia, bellezza;

3) Il referendum costituzionale in Italia, dove i No hanno stravinto anche per le palesi cazzate che sono girate sul web. Gli italiani hanno voluto Renzi fuori dai piedi – con ottimi risultati visto il governo Gentiloni: applausi –, e hanno creduto a tutte le panzane sparate dai Salvini e dai Grillo. Grillo che difatti, ma guarda che caso, è insorto qualche giorno fa contro la creazione di un sistema di controllo delle fake news sul web. Sarà forse perché il suo blog è il centro nevralgico – almeno in Italia – di una quantità industriale di fesserie spacciate per verità? Lo pensa il portale politico.eu, che ha inserito Beppe Grillo tra le persone che rovineranno il 2017.

Il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, ci arrivò per primo a inizio estate. Il 7 luglio, in Minnesota, una donna trasmise la morte del fidanzato crivellato da un poliziotto in diretta su Facebook e Calabresi pose l’accento sul pericolo che l’accesso diretto alla notizia, al fatto può rappresentare per il pubblico. Perché salta l’intermediazione, ognuno vede un qualcosa e si crea la propria opinione senza un minimo di competenza, esperienza, padronanza dell’argomento. Senza l’intermediazione del giornalista – e qui torniamo anche al pezzo di Pontiggia – la post verità trionfa e trionferà in eterno. Ma se si è arrivati a questo, cioè al fatto che la gente si informa sui social network e “per sentito dire” (gente che poi vota, e si vede), è perché la stampa e l’informazione tout court qualche responsabilità l’hanno. Se su Facebook proliferano immagini di Putin ed egli viene visto come un santo, è perché i pezzi di Lucio Caracciolo o Guido Olimpio non sono letti abbastanza da gente che, forse, non sa nemmeno chi siano questi esperti. Se Grillo e Salvini sono padroni incontrastati del web, è perché è in continuo calo il numero di persone che si informa sui quotidiani, sulle riviste, analizzando tabelle, spulciando dati, leggendo interviste. E in questo la stampa e l’informazione devono chiedersi cosa hanno sbagliato, non solo ammettere con tristezza come fa Pontiggia che “post verità” e “populismo” saranno le parole più importanti anche negli anni a venire.

Lo sconvolgimento della rete ha portato non solo alla creazione delle fake news, perché le cosiddette “fregnacce” ci sono sempre state ed è inutile prendersi in giro. Il problema è la diffusione. Una volta lo scemo di turno che entrava al bar a fare i suoi discorsi da espertone veniva messo a tacere ed era finito tutto. Ora, quello stesso scemo di turno ha un palcoscenico rappresentato dai social network con regole – quando ci sono – francamente incomprensibili. Siti specializzati in bufale, notizie false, pagine razziste e xenofobe trovano facilmente spazio su Facebook mentre sono notizia di ieri la non rimozione di una foto di Forza Nuova che accusa i migranti di portare in Italia la meningite e dell’altroieri che, invece, è stata rimossa da un profilo Facebook la statua del Nettuno di Bologna perché… nudo! Se una statua del 1566 – ironia della sorte voluta per glorificare un Papa, Pio IV – viene rimossa dai social, è francamente impossibile dire che tutto vada bene e che abbia ragione Beppe Grillo a incensare il web e la rete.

Scriveva Luca Sofri nell’ormai lontano 2013 che non c’è nulla di male nell’aggiungere delle opinioni ai fatti. Anzi, le opinioni corroborano i fatti, soprattutto se si sa di cosa si sta parlando. Il punto fondamentale per Sofri è che il lettore deve percepire chiara la distinzione tra fatto e opinione, non devono essere né sovrapposti né scambiati. Ed è questa la pietra angolare dell’affrontare il concetto di post verità: il fatto non c’entra più niente, conta solo l’opinione. Anzi, peggio: il fatto viene smembrato, sconvolto, usato e rigirato purché il fine di far trionfare l’opinione venga raggiunto. Sui vaccini, sull’immigrazione, su molti temi che sono affare quotidiano non ci sono numeri, né statistiche a conforto. Non vengono mai citate fonti, anzi, i grafici che vengono proposti non hanno né l’indicazione di chi li ha fatti né del metodo scientifico di rilevazione. Qui l’opinione diventa fatto, e con l’ausilio di ‘ste macchine infernali che sono i social ecco il trionfo della post verità.

Su una cosa Beppe Grillo ha ragione: imbrigliare la rete non è possibile. Sgonfiarne l’influenza, però, sì. Ed è compito di giornalisti, editori, comunicatori e di chiunque abbia a che fare col mondo dell’informazione far sì che chi oggi si fida di una idiozia su qualche paginetta Facebook domani rinsavisca, venga assalito da un dubbio che un giornale, un portale, una statistica, un intellettuale possono risolvergli. Post verità e populismo saranno le parole chiave dei prossimi anni solo se si continuerà ad assistere passivi a questo sfascio.

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