La povertà e i debiti

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Secondo i dati forniti dall’USTAT, in Svizzera è il nostro cantone a battere il record delle economie domestiche indebitate. Sebbene leasing, piccoli crediti e acquisti a rate non portino necessariamente a una situazione di insolubilità finanziaria, una loro sovrapposizione all’interno della stessa economia domestica, può condurre al “sovraindebitamento”. Allorché sui motori di ricerca è facile trovare numeri verdi e associazioni pronte a dare ascolto ai disagi delle persone in deficit o a fornire decaloghi per la prevenzione del debito, molto più difficile è trovare risposte esaurienti su come muoversi quando conti scoperti e precetti esecutivi ci colpiscono. Eppure, le vie legali per affrontare un precetto esecutivo in maniera conforme a quel che resta del proprio portafoglio, esistono.

Ce ne parla Anna Maria Patullo, diplomata contabile e “debitologa”, ovvero specialista nel fornire aiuti legali per salvare chi, nel mare di debiti rischia di annegare.

Putroppo nel mare di debiti annega chi non conosce la legge la quale, più complicata che complessa, nasconde al cittadino comune le vie di uscita da una situazione di deficit economico. Anche la legge protegge il debitore ma questo non tutti lo sanno.

Secondo la tua decennale esperienza, nella quale hai trattato circa 500 casi di indebitamento e sovraindebitamento, perché ci si indebita?

Mi sono accorta che la maggior parte dei debiti sussegue alla perdita dell’occupazione e alla conseguente difficoltà di reintrodursi nel mondo del lavoro. Immediatamente dopo ci sono i divorzi, i costi dei quali creano ingenti perdite. Altre cause sono gli acquisti sbagliati (leasing, microcrediti, investimenti azzardati, chiusura di un’attività indipendente) facilitati da una economia virtuale che consente al privato di spendere più di quanto possiede.

Quali sono le vie legali che un cittadino indebitato può percorrere in seguito ad un precetto esecutivo?

Il cittadino può richiedere l’appuramento bonale stabilendo con il giudice e il creditore una somma da restituire minore rispetto a quella dovuta. In caso di più creditori bisogna patteggiare un dividendo approvato da tutti. Per questo spesso le trattative sono lunghe: non sempre i creditori accettano dividendi inferiori alla somma che spetta loro.

Per quale motivo la legge permette ad un cittadino indebitato di rimborsare meno di quanto dovrebbe?

I debiti, se le trattative col creditore vanno a buon fine, vengono adeguati alla situazione economica del debitore. Ha senso richiedere al cittadino di versare una somma che non riesce a raggiungere? Quando questo avviene, si incrementa il disagio sociale ed economico di una persona che rischia di restare finanziariamente insolubile. Un precetto esecutivo non annullato è una macchia nel registro delle esecuzioni che preclude al cittadino l’accesso a molti servizi.

Perché hai deciso di fare la “debitologa”? Questo è un lavoro che hai inventato tu e che non è redditizio visto che non sempre richiedi un compenso finanziario.

Posso accompagnare i cittadini nelle manovre legali perché il debitore non deve obbligatoriamente assumere un avvocato; un commissario nominale è sufficiente. Mi sono resa conto che spesso, il patteggiamento coi creditori non viene considerato e che quasi in automatico, si propone al debitore il fallimento privato. Questa soluzione può avere come conseguneza la precarietà permanente del cittadino, oltre a consolidare l’idea che ci facciamo di chi è in negativo: un fannullone dalle mani bucate anche quando il debito viene favorito dalla malagestione del creditore.

Da 10 anni mi chino su questi casi perché sono convinta ci sia un tornaconto finanziario per tutta la società: rimetto in piedi i cittadini indebitati evitando che la loro unica alternativa sia l’assistenza e tutto questo, sfalzando i luoghi comuni che incrementano il loro sentimento di colpevolezza sociale.

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