La resurrezione dell’Inter

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Era dal 2012, anno II dell’era post Mourinho, che l’Inter tra campionato e coppe non vinceva 7 partite in fila. Ultimo a farne spese, ieri sera in Coppa Italia, un più che arrembante Bologna.

Insomma, cos’è successo a una ciurma pronta ad affondare assieme al Titanic perché facesse ‘sto filotto di vittorie e restituisse all’Inter obiettivi raggiungibili e autostima? Semplice. I nerazzurri hanno fatto loro la celeberrima concezione del calcio di uno dei loro più acerrimi e storici rivali, Nereo Rocco: “Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un mona che segna e sette asini che corrono”. Ed è proprio andata così. Handanovic è tornato a essere una sicurezza in porta, i centrali (soprattutto il redivivo Murillo) sono tornati rocciosi, in mediana Joao Mario e il neoarrivato Gagliardini hanno dispensato perle, Icardi è una sentenza e sì, gli altri sette “asini” eccome se corrono. Ma tutto questo non è successo (solo) grazie ai bonifici cinesi del gruppo Suning: la mano di Stefano Pioli si vede, ed eccome.

Sobrio, concreto, poco avvezzo alle sparate e aziendalista fino al midollo Pioli si è calato perfettamente nella parte. Ha tenuto a rapporto i giocatori ammutinatisi a De Boer e li ha messi davanti alle loro responsabilità: col loro nome, e soprattutto col loro stipendio, era impensabile continuassero a giocare come una squadra amatoriale. E allora ecco che piano piano le cose sono migliorate: con la concentrazione, il lavoro e soprattutto il mai arrendersi. Ivan Perisic, fantasma con De Boer, grazie a Pioli è tornato a nuova vita e nel derby col Milan, contro l’Udinese e contro il Chievo sono arrivati un pareggio e due vittorie grazie a tre suoi gol all’ultimo minuto. Perché se De Boer in panchina stava zitto e subiva passivo, anche perché non spiccicava mezza parola d’italiano, Pioli urla come un ossesso. Ieri, nel gelo meneghino, era in giacca e cravatta senza sciarpa né cappotto: le sue urla si sentivano assieme alle voci dei telecronisti. Più dodicesimo uomo in campo di così…

Fa bello vedere come, in tempi così bui per lo sport e per il calcio, una squadra riesca a risollevarsi semplicemente con il lavoro. Sperando che duri, però: vai a spiegare ai cinesi un altro anno senza prestigiosi palcoscenici europei…

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