Le balle sui migranti smentite dai numeri

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Si è parlato ieri di post verità, social network e della percezione che, raramente, ha a che fare con la realtà dei fatti. Un caso di scuola è quello dei migranti, e ce lo conferma il Corriere di oggi.

A sentire Norman Gobbi, Ueli Maurer – al netto delle sue giravolte –, il Mattino e varia umanità (soprattutto losonese) sui social network il Ticino sarebbe vittima di un’autentica invasione di migranti. Questa percezione – errata, lo vediamo a breve – porta frustrati e analfabeti funzionali vari a insultare pesantemente Simonetta Sommaruga e chiunque abbia responsabilità in materia. Peccato che, appunto, è solo una percezione. Impariamo oggi, infatti, che il centro di Rancate sta vedendo sempre meno arrivi, con una picchiata incredibile registrata negli ultimi tre mesi. Se la media di migranti giornaliera a settembre era di 60,36 persone, a dicembre è stata di 27,3. Meno della metà. E il calo è costante. Dare il “merito” di ciò alla stagione fredda suscita il riso contando i 15 gradi regolarmente registrati a novembre e dicembre, per non parlare dei 20 o più avuti nel sud Italia, terra di sbarco della stragrande maggioranza di migranti che poi cercano di continuare la strada verso il nord Europa. Forse, più semplicemente, si sono dati i caratteri dell’emergenza a ciò che emergenza, in Svizzera, non è mai stata.

Hai voglia a dire che la post verità non esiste, che Beppe Grillo e il suo “tribunale del popolo” per verificare le notizie di tg e giornali non meriterebbero l’arrivo dei carabinieri auspicato da Giuliano Ferrara, che non siamo prossimi al delirio collettivo. Se un banale centro di accoglienza più che momentanea di migranti in attesa di rimpatrio verso l’Italia è protagonista di querelles come questa, immaginatevi ciò che nel globo – un po’ più vasto del Ticino – conta e importa davvero.

Eppure basta veramente poco a smascherare certe panzane: citare i numeri. Il vero problema, semmai, è farli capire a chi legge o a chi è talmente rimpinzato di dogmi e balle da non riuscire a riconoscere la cosa in fondo più semplice da comprendere per chiunque: la realtà.

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