Lega di Paradiso, il problema è un altro. E più grande

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Dopo il ritiro del candidato antisemita di Paradiso con, a strascico, il passo indietro di altri due leghisti, le polemiche con la Lega lasciano il tempo che trovano. Non sono interessanti, non portano a niente. Ciò che insegna questa storia è, invece, quanto qualunquismo accompagni alle volte la compilazione delle liste elettorali. E, di conseguenza, che bassa opinione si abbia di ciò che invece è la massima espressione della democrazia: le elezioni.

I partiti politici, tutti, dovrebbero sapere chi mettono in lista. La pallida difesa di Ibraimi portata da Caggiano e dal gruppo Lega/UDC di Paradiso si presta a due interpretazioni: o erano pienamente consapevoli di che elemento stavano mettendo in lista, o son stati talmente polli da candidare uno che nemmeno conoscevano. Delle due l’una, tertium non datur. Inutile prendersi in giro, i social sono ormai diventati un elemento dirimente nel dibattito pubblico. E anche in quello politico. Nessuno in quella allegra compagnia capitanata da Caggiano ha cercato, anche solo per curiosità, tal Ibraimi su Facebook? Nessuno davvero nessuno sapeva dei cancelli di Auschwitz, di Pablo Escobar e della confusione mista a ignoranza che regnava sovrana in quel profilo social? O sapevano benissimo? E se sapevano benissimo, se ne sono disinteressati perché (per loro) questione da poco o l’hanno candidato lo stesso sperando di raccattare qualche voto anche in quegli ambienti?

La sezione leghista di Paradiso anche nei giorni precedenti – a proposito di compilazione delle liste – era finita al centro di una piccola polemica. Si è letto in giro, infatti, che un Consigliere comunale socialista sia passato alla Lega dietro offerta di un lavoro. Non sta a noi giudicare, ma non è il miglior biglietto da visita, soprattutto perché questi sono tempi duri per la politica e la sua credibilità. A ogni latitudine. Sono i tempi della post verità, dei fatti alternativi, dei siti di bufale e delle incontrollabili cloache dei social network. Sono tempi duri che però la politica dovrebbe sfruttare per rilanciarsi, per riacquistare quel valore, quella sensibilità andati a ramengo. Casi come quello della candidatura di Ibraimi lasciano di stucco l’opinione pubblica perché la prima domanda che chiunque si fa è: “Ma come ci è finito in quella lista?” E a volte, come in questo caso, non basta derubricare tutto al “Ma è la Lega, che t’aspetti”.

Non basta perché a essere messe in discussione, oggi, sono tutta la classe dirigente, tutto l’impianto democratico, tutto il sistema politico da Los Angeles all’est Europa. Passando anche per Paradiso.

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