Maurer, ci ricatti?

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Tanti anni fa ero a scuola reclute sulle montagne dei Grigioni. Una casermetta con le baracche di legno, i prati ondulati attorno e il bosco a fare da cornice. Stavamo tirando dei fili spinati, non mi ricordo neanche perché. Passa un contadino col suo motorino. Quei vecchietti che sembra sempre stiano per cadere e non cadono mai. Per una strana legge fisica, riescono a viaggiare a 12 all’ora sbisciolando senza perdere l’equilibrio. Ferma il motorino, guarda il capitano che sta lì come un tacchino e gli dice in tedesco: “ma siamo in Svizzera o in Russia?”.

Bello quel vecchietto, lo ricordo ancora dopo tanti anni.

E vorrei chiedere a Ueli Maurer dove siamo adesso. In Svizzera o in Russia? Come ti permetti, Ueli, di dire che se passa il no alla Riforma III dal giorno seguente lancerò un programma di risparmi per un ammontare di diversi miliardi di franchi. La Confederazione sarà costretta a tirare la cinghia per 4-8 anni”

E così l’Ueli mi fa vedere rosso, come un toro. Cioè, ci stai minacciando? Stai dicendo, in poche parole, che se non votiamo gli ennesimi regali fiscali a imprese ed azionisti, tu ci strappi i panni di dosso? Non è una discussione e nemmeno un dialogo questo. Non è dire: “se non passa la Riforma saranno vacche magre” (discutibile anche questa) o “se non passa la Riforma dovremo risparmiare maggiormente”. No. Lui ci dice, come un bambino vendicativo, che se la Riforma non viene accettata, ci costringerà a nuovi tagli. Sulla base di che cosa, è pura fantascienza.

Come ricordiamo, l’ultima riforma, ha fatto perdere alla Confederazione 600 milioni in 5 anni (leggi qui). E posti di lavoro creati non ne abbiamo vista neanche l’ombra, anzi. Da quale pulpito l’Ueli parli di tagli rimane un mistero vero e proprio. Come si traducano dei regali fiscali in tagli per la popolazione, che di regali non ne riceve mai, non si sa. E vorremmo invece sapere dove sono adesso i difensori della patria, i Quadri e i Bignasca e i Gobbi, sapere cosa dicono al loro amico Ueli. E stiamo parlando di quelli che ieri, per tornaconto elettorale, limonavano con l’UDC federale.

Cos’è, in questo caso il prepotente che fa la pipì in testa ai ticinesi e va bene? L’amico UDC, il compagno di tante battaglie, il balivo di Zurigo, può permettersi di ricattarci e voi neanche un fiato? Ah bello, bravi. Noi invece non stiamo zitti e lo gridiamo a gran voce. Questa sta diventando una guerra, dove i ricchi diventano sempre più ricchi. Non siamo disposti a farci ricattare e, anzi, rilanciamo. Provaci dopo a sforbiciare per miliardi, vedremo allora cosa dirà la gente, e cosa diranno i tuoi amici. Noi scenderemo in piazza, perché siamo nauseati da questo modo di fare politica. Possiamo renderti la vita dura Ueli, molto dura. Meno la gente ha da perdere e più si incazza. Attento a tirare troppo la corda, si sfilaccia, si rompe e poi ti arriva in faccia.

E quando dico noi, dico la gente. Senza colore politico. Gente incazzata. Tanta gente incazzata. Gente che vede sempre aumentare le SUE tasse ma deve diminuirle agli altri, e mica perché l’hai convinta: ma perché l’hai minacciata. Gente che vede sempre più tagliati i suoi diritti e vede i regali agli e agli evasori fiscali (leggi qui).

Forse è davvero lo momento di dire basta, ma basta davvero. Basta però coi giochini. Qui si scende in piazza. Tutti. Insieme. Il 21 gennaio si va giù. A Belli, in piazza della Foca. Si va per dire stop ai tagli, stop ai ricatti, e a chiedere una politica che usi anche il cuore e non solo la testa. Il 21, Ueli, ti facciamo vedere se siamo ricattabili.

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