Noi non ci siamo dimenticati di Nikola

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Del povero Nikola Hadzjevski ci eravamo già occupati quando l’unico suo resto mortale, una gamba, venne ritrovato nei boschi in Onsernone. Erano i primi giorni di settembre, e l’indignazione per la fine di una vita (peraltro in circostanze mai chiarite) era alta. Solo che dopo, giorno dopo giorno, l’interesse è diminuito: era un bracciante macedone, chissenefrega insomma, no?

Sua moglie, la signora Cona, nel mese di dicembre è venuta in Ticino accolta dal Gruppo integrazione di Locarno. Ha visitato il posto dove è stata ritrovata la gamba di Nikola e ha incontrato il procuratore pubblico Capella, al quale ha posto delle semplici domande. Si tratta di suo marito, e davanti alla stagnazione delle indagini è giusto che una vedova chieda lumi, pretenda di sapere come e perché il suo consorte sia morto. In questi giorni ci sono state conseguenze politiche, ma noi vorremmo rimanere sulle 9 domande poste dalla signora Cona. Domande che esigono risposta, domande che il Gruppo integrazione di Locarno ha allegato al proprio comunicato stampa del 12 gennaio e che noi, qui, riproduciamo integralmente:

  1. Perché quest’autunno, prima dell’arrivo della neve, si è deciso di sospendere definitivamente le ricerche di Nikola? Perché queste ricerche, pur coprendo un vasto territorio di bosco, sono state effettuate con mezzi inadeguati, ovvero con l’uso di cani alpini addestrati a ritrovare persone disperse sulle montagne anziché, come da più parti consigliato, con cani molecolari, gli unici capaci di reperire attraverso l’olfatto i resti umani di un cadavere?
  2. Come mai nelle ricerche effettuate non è stato trovato nessuno degli oggetti che Nikola portava con sé: gli scarponi, l’orologio, il marsupio (con il denaro, i documenti e il telefonino) il sacco (con due bottiglie di grappa e quattro stecche di sigarette)?
  3. Come mai nella capanna dell’alpe d’Arena, dove Nikola soggiornava e lavorava dal maggio 2016, non è stata trovata la sua la valigia che, stando alle testimonianze, conteneva sei jeans, diverse magliette, biancheria intima, calze ….? Da chi è stata cancellata la sua presenza nella capanna e per quale oscuro motivo?
  4. Sapendo o dovendo sapere che Nikola aveva un telefonino, è stata fatta una ricerca sui tabulati, per verificare in particolare le sue ultime chiamate?
  5. A parere della moglie e degli amici più stretti, Nikola era un uomo forte e coraggioso che non aveva paura a camminare di notte in montagna. Il fatto che sia caduto percorrendo il sentiero meno impervio è pur sempre possibile ma sembra strano, quasi inverosimile.
  6. Gli amici di Nikola la sera del 10 luglio l’hanno visto salire dal versante destro, come si può spiegare che la sua gamba sia stata trovata sul versante sinistro?
  7. Nelle sue telefonate a casa, Nikola riferiva di un conflitto con il datore di lavoro. C’erano inadempienze e rancori. Il datore di lavoro, secondo Nikola, si comportava male e in modo aggressivo. I rapporti erano molto tesi. Gli amici macedoni che accompagnavano Nikola a Vergeletto e alcuni suoi amici onsernonesi che lo frequentavano erano al corrente di questo situazione. I nomi di possibili testimoni sono stati forniti alla procura. Perché dopo più di cinque mesi non sono ancora stati sentiti?
  8. Il datore di lavoro era in arretrato con il versamento degli stipendi. Di fronte alla   improvvisa scomparsa di Nikola, come ha potuto questo padroncino far credere che il suo bracciante, non ancora regolarmente retribuito fosse tornato/scappato in Macedonia? Perché non vedendolo apparire alla data stabilita, egli se n’è guardato bene dal chiedere al gerente del Ristorante Fondovalle se l’avesse notato passare la sera del 10 luglio o dal telefonare agli amici macedoni che avevano fatto da tramite e di cui lui conosceva il numero di natel per avere informazioni? Perché invece di allarmarsi dell’assenza di Nikola ha subito cercato di inventarsi per suo conto una sorta di alibi? Oltre il resto, in un caso come questo, non sarebbe ipotizzabile il reato di omissione d soccorso?
  9. Nikola aveva parlato agli amici di due altri stranieri che lavoravano con lui sull’alpe d’Arena, un bosniaco e un tedesco, probabilmente ingaggiati alle sue stesse precarie condizioni. Di questa presenza erano al corrente non pochi abitanti del luogo. Da quanto si sa anche loro lamentavano cattivi rapporti con il datore di lavoro. Perché la polizia non ha cercato di individuarli e di raccogliere la loro testimonianza sulla scomparsa di Nikola?

Sono domande legittime. È troppo esigere delle risposte? Non tanto per noi, o per il Gruppo integrazione di Locarno. Ma almeno per Cona Hadzjesvska, perché possa finalmente sapere in che modo ha perso suo marito, per poter tumulare i pochi resti trovati e piangerlo. E per dimostrare a tutti che la vita di un bracciante venuto a lavorare in nero in Svizzera non conta meno di altre.

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