Peggio un burqa o dei nazisti?

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Domanda secca: se steste camminando con vostro figlio per strada, avreste più paura di due donne col burqa o di un manipolo di neonazisti, magari membri dell’esercito, in marcia con bracci alzati e svastiche? No, non è una provocazione. Un bell’approfondimento della Tribune de Genève di venerdì ci ha raccontato della “sottocultura dell’estrema destra”, ci ha fatto fare un viaggio dentro i movimenti neonazisti romandi e non, ci ha raccontato che a Langenthal e Günsberg, negli anni passati, militanti del PNOS (Partei National Orientierter Schweizer) son finiti nei Consigli comunali, ci ha descritto con dovizia le vicinanze ai programmi di Hitler, e i gruppetti parapolitici a sostegno. Il SonntagsBlick di ieri, invece, ci ha mostrato dei soldati ritratti a fare il saluto nazista davanti a una svastica sulla neve.

Tutto ciò è in diffusione continuata e costante. Hans Stutz, giornalista ed esperto del mondo neonazista, al giornale ginevrino ha affermato che la sua “preoccupazione riguardo la presenza di estremisti di destra aumenta, soprattutto in Svizzera romanda, dove la fasciosfera è parecchio attiva.” Concerti come quello di Unterwassen passato alle cronache nei mesi scorsi, raduni dove si scambiano considerazioni, cerimonie semi liturgiche ogni Primo di Agosto sul praticello del Grütli: questi sono i loro passatempi. In mezzo, un concentrato di odio e “Mein Kampf”, teste rasate e svastiche.

E quindi torniamo alla domanda: vi farebbe più paura trovarvi in strada due donne col burqa o un manipolo di questi neonazisti? Il tema è di attualità: l’UDC, infatti, per contrastare il progetto di naturalizzazione facilitata per gli stranieri di terza generazione, ha tirato fuori il solito repertorio di burqa, pericolo islamico, invasione – sebbene sia già stato detto e ridetto che a beneficiarne sarebbero soprattutto italiani e tedeschi. Che il fondamentalismo islamico cozzi contro i valori svizzeri, democratici e occidentali è fuori da ogni dubbio. Ma, perdonate, non è che l’apologia di nazismo sia da meno.

Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna”, scrisse Aldous Huxley. E aveva ragione. Troppo impegnati a cercare il nemico fuori dai nostri confini nazionali, sociali e culturali, spesso non ci accorgiamo che per certi versi, e con sicuro passaporto rossocrociato, di nemici la Svizzera ne ha già anche troppi tra i propri figli. Perché preoccuparsi che un tedesco o un italiano, straniero di terza generazione, nato e cresciuto qui, possa essere naturalizzato se inchieste sul neonazismo suscitano al massimo uno sguardo allucinato e niente di più concreto? Perché sventolare l’angoscia da burqa quando in Canton San Gallo ci sono stati dei buontemponi che hanno parlato di “libertà d’opinione” per i partecipanti al concerto di Unterwassen e membri dell’esercito possono liberamente esibirsi in saluti nazisti?

Cosa vi fa più paura, quindi, cari lettori: trovare due signore col burqa in via Nassa, il vostro vicino di casa talmente integrato che non sapete nemmeno sia straniero che viene naturalizzato o nazisti in libera uscita?

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