Recensione di “Catacombs, il regno dei morti”

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Boccio ma racconto “Catacombs, il regno dei morti”, un “horror movie” che non riesce a spaventare, non riesce ad inquietare, non fa riflettere, non dà niente, non vuole divertire eppure sa fare ridere più di Gianni e Pinotto… Un fallimento cinematografico! Né più né meno. Degno però di una recensione, proprio per sdrammatizzare ed esorcizzare il terrore! Gradevolmente imbarazzanti certi difetti in questo horror che in definitiva sollecita il buon umore!

L’idea iniziale è buona. La paura del buio, i morti, chilometri di cunicoli rivestiti di teschi e ossa sotto il cuore di Parigi: le catacombe, dove uno sbarbatello in stile “neo Jim-Morrison” organizza rave abusivi di grande impatto scenico. A Parigi vive la sorella della protagonista, che le scrive una cartolina: “Vieni qui a trascorrere qualche giorno; la tua vita cambierà”. Questa, una giovane donna molto fragile a livello emotivo per una serie di problemi personali, prende l’aereo e dagli Stati Uniti vola a Parigi. All’aeroporto francese vive una prima situazione fuori dalle cozze con un cane antidroga un po’ bizzoso.

Dove iniziano le risate? Beh, quasi subito. Con la perquisizione all’aeroporto vi è un primo assaggio. La comicità di questo “inquietante” horror inizia ad emergere in modo più definito con l’introduzione dei protagonisti… che si prendono troppo, ma troppo sul serio (porca vacca!). Come dare la colpa agli attori? Così sono stati scritti i personaggi dagli autori del film; scritti per sembrare giovani speciali, diversi dagli altri perché più sfacciati, coraggiosi, edonisti, filosofi, vivi. Insomma, sballati ma in qualche modo saggi (porca vacca!). Si potrebbe pensare che è voluto: si fornisce un certo quadro dei protagonisti all’inizio del film per poi smontarlo man mano… Ma questo cambiamento avviene in modo talmente sfuocato, vagamente sfiorato, poco elaborato che si è portati a pensare che si sia intrufolato nella trama senza che gli autori ne avessero piena consapevolezza. Una porcheria.

In ogni caso questi giovani risultano un po’ antipatici, sin dall’inizio, a naso. Il più ganzo della compagnia, l’organizzatore dei rave, sarebbe da prendere a cazzotti un giorno intero; così, tanto per il gusto di farlo. Non solo lui, tutti si pongono in modo borioso e arrogante: lo è già semplicemente il loro sguardo… e poi che fastidio la pomposità con cui dicono le cose (tra l’altro delle grandi stronzate, perlopiù). Questo li rende vagamente odiosi. L’unica eccezione è la poverella giunta dagli States. Lei è in pieno contrasto; è l’esatto opposto: timida, spaventata, insicura. Potrebbe crollare in lacrime da un momento all’altro e se per questa sua sofferenza c’è un motivo, a noi non è dato saperlo (anche qui, complimenti agli autori, mitici!).

Sorvoliamo sulla trama e sul finale. Dico solo che il film si svolge nei cunicoli delle catacombe, dove forse vivono i fantasmi e forse no; forse ci vive anche l’Anticristo ma forse no.

Alcune chicche (solo 2, altrimenti non la finiamo più) per rendere omaggio all’infimo livello del nostro horror:

1) in una scena, il ragazzo che organizza i rave, in una saletta privata porge una bevanda alla protagonista e dice: “Questo non è alcolico, è assenzio”.

2) i titoli in sovrimpressione all’inizio del film spiegano che le catacombe di Parigi risalgono a 2 secoli fa; in un’intervista negli extra del DVD l’attrice protagonista dice che quelle catacombe “risalgono a migliaia e migliaia di anni fa”.

Vabbé…

Il Mystico Giudizio: non comprate questo film ma guardatelo pure, se vi capita, ma anche no.

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