Ticino osservato speciale. Chissà perché…

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I motivi che ci hanno spinto verso la scelta di essere presenti in Ticino sono diversi. Tra questi la situazione alla frontiera Sud tra Como e Chiasso. Quest’estate, questa via di fuga per i rifugiati ha subito delle limitazioni. Con la nuova antenna, l’OSAR desidera dunque avere una giurista sul posto che verifichi la prassi delle entrate e dei trasferimenti di persone nella procedura d’asilo in Svizzera. Per essere certi che i diritti dei profughi vengano rispettati“.

Con queste parole Miriam Behrens, direttrice dell’Organizzazione Svizzera d’Aiuto ai Rifugiati, ha comunicato alla RSI che, secondo loro, a Chiasso sta succedendo qualcosa di tanto strano da essere monitorato. “Per noi la situazione è molto problematica, sia a livello giuridico che umano. Il trattato di Schengen ad esempio non prevede controlli sistematici alle frontiere che invece sono in atto ormai da tempo al confine sud. Ai richiedenti l’asilo vanno inoltre chiariti meglio i loro diritti e in generale devono essere informati meglio” – rincara la dose Behrens.

Ed effettivamente, coi tempi che corrono, i controlli non sono mai troppi. Anche perché, sebbene sia doloroso, il passato va ricordato e di questo passato bisogna coltivare memoria. Il governo svizzero propose al Reich nazista di stampare il segno “J” sul passaporto degli ebrei, di modo da poterli riconoscere e respingere. Sempre il governo svizzero sostenne (si dice, eh…) l’Apartheid sudafricano. Oggi certi atteggiamenti non sono stati dismessi: da una parte si è celebrato per quattro giorni Xi Jinping, dall’altro vengono respinti i rifugiati rifiutando di applicare la Convenzione di Ginevra e la clausola umanitaria all’interno dell’Accordo di Dublino.

Buon lavoro all’OSAR. Ce n’è bisogno.

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