“Torna a casa negro di m…”

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O, grossomodo, è quello che ha detto il politico Christian Klambauer, ex presidente dell’UDC di Rüti, cittadina di 12’000 abitanti nell’hinterland zurighese. In realtà non lo ha detto, lo ha fatto dire, in un video satirico, a Leonida, il re spartano del film “300” interpretato dall’aitante Gerard Butler. Nella famigerata scena, Leonida getta l’ambasciatore persiano (interpretato da un attore africano) nel pozzo, in spregio alle sue offerte di sottomissione. I dialoghi nel video si svolgono grossomodo così:

“Sono arrivato dall’Africa, ho bisogno che mi concediate l’asilo”

“Asilo? Certo non qui a Bubikon, negro di merda!”

Cazziato come ovvio dal suo stesso partito, e dal suo successore, Rolf Tremp, il Klambauer si è cimentato in claudicanti scuse: “Me l’ha mandato un amico per WhatsApp, non so come sia finito sulla mia pagina. Non mi ci raccapezzo molto con Facebook”.

Lui avrebbe solo condiviso il video mandatogli, appunto, da un amico. Il punto non è questo.

È come per le derive fasciste in alcune branche delle forze dell’ordine. Non c’è più nemmeno la percezione della vergogna per certi comportamenti. Si postano questi video perché divertenti, senza capire l’ovvio: sono razzisti. D’altronde se tu sei razzista, è difficile che ti accorga di cosa stai facendo prima che te lo dica qualcuno. Ma Klambauer si incarta ulterirmente: “Il video è divertente. La Svizzera non diventa più grande e adesso dobbiamo far entrare anche i neri”.

Ha risposto così, con una difesa debole e insulsa, il Klambauer a un giornalista del Blick.

Divertente. Certo. Anche un pagliaccio è divertente, finche non ti tira un fico sul naso, allora ridi un po’ di meno. Quello che diciamo con GAS è semplice: lasciare a queste persone la possibilità di spargere odio e razzismo sul web e rimanere silenziosi significa perlomeno non disapprovare. Facciamo sentire la nostra voce, facciamo vedere che non siamo d’accordo, che questi personaggi non sono impuniti. È un piacere che facciamo non ai “negri” ma a tutto il nostro paese, perché il disprezzo crea violenza, e la violenza e l’odio non possono essere incanalati come credono questi signori, solo in una direzione.

L’odio è come lava, deborda e brucia tutti indistintamente, anche noi. Alla fine resta solo la cenere.

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