“Tutto è successo l’ultima settimana di giugno”

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Ricordate che tutto è successo nell’ultima settimana di giugno. Abbacinati dal referendum sulla Brexit, pochi hanno saputo valutare gli effetti dell’accordo firmato a Roma il 26, che poneva fine al contenzioso tra Turchia e Israele per il sanguinoso attacco alla nave turca che portava soccorsi (e altro) a Gaza isolata, e della lettera di scuse inviata il giorno dopo, il 27, da Erdoğan a Putin per la vicenda del caccia russo abbattuto nello spazio aereo turco al confine con la Siria. Lì Erdoğan uscì spregiudicatamente dall’angolo, mollò ogni connivenza con l’estremismo islamista e acquisì un ruolo di primo piano nel Risiko siriano. Ci fu chi lo capì subito, visto il terribile attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul solo due giorni dopo, e soprattutto il tentato golpe di metà luglio. Erdoğan ebbe modo di misurare in poche ore nuove amicizie e diffidenze. Nonostante guidasse un paese che fa parte della Nato, gli Stati Uniti impiegarono dieci decisive ore per dichiarargli il loro appoggio, quando già era chiaro il fallimento dell’insurrezione. Così lo spinsero del tutto tra le braccia di Putin, atto decisivo per la costituzione del nuovo ordine mediorientale. Isis permettendo.

Enrico Mentana

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