UDC e Lega, un’altra carriolata di ridicolo

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Onestamente, anche noi che siamo ben lontani dalla parrocchia dell’UDC e della Lega fatichiamo sempre di più a capire. Proporre tasse a livello governativo e vedersele segare dal partito sta ormai diventando un simpatico appuntamento. E non solo per la tassa sul sacco. Il preventivo, approvato dai ministri, è stato fatto saltare da Boris Bignasca. Per non parlare dei radar di Gobbi, che fino a ieri erano un tabù e oggi sono un’importante fonte d’entrate del Dipartimento delle istituzioni.

Gobbi si trova ora anche lui a dover fare i conti col suo partito, perché lo ricordiamo: quando fu candidato a Consigliere federale, si iscrisse all’UDC. Oggi, i Democentristi sembra stiano preparando un referendum contro l’aumento delle tasse di circolazione volute da Gobbi stesso. Il vicepresidente UDC Bühler ha dichiarato:

“Nei prossimi giorni (l’UDC NdR) svelerà i passi che intende intraprendere per affossare l’insensato decreto esecutivo che ha decretato l’innalzamento delle tasse di circolazione”

 La cosa è comunque strana, visto che la misura, se non erriamo, era contenuta nella manovra di rientro. L’UDC avrebbe dovuto fare come i socialisti, raccogliere le firme in autunno. Non si capisce perché l’UDC si svegli solo ora: la manovra di rientro è stata presentata dal governo nell’aprile del 2016, il partito di Marchesi non l’ha letta? Stanno in Gran Consiglio a pettinare le marmotte? Cos’è, un gioco di facciata? Da una parte si approvano sgravi alle imprese e agli azionisti, i tagli sul sociale e sugli anziani, e poi si fa i fighi con l’imposta di circolazione?

Questa è comunque l’ennesima prova, se è necessario, che il matrimonio Lega/UDC lo fu solo per interesse temporaneo e che anche le correnti interne alla Lega non sanno più bene a chi fare capo. E un capo comincia evidentemente a mancare: un capo che metta tutti d’accordo, che non sia avversato dall’una o dall’altra fazione. Stiamo a vedere, tanto sappiamo che alla prossima misura di Zali o di Gobbi ci sarà qualcuno del gruppo parlamentare o il Mattino che, oltre a dissentire, lancerà magari l’ennesimo referendum. E noi ticinesi lì, a guardare senza capirci più un fico secco.

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