A furia di coltivare orticelli, ci resta il deserto

Di

Natalia Ferrara ha ragione. E il fatto che trovo spesso queste convergenze comincia a preoccuparmi. O lei sta diventando socialista, o io liberale. Scherzi a parte, Ferrara che scema non è, coglie il fulcro del problema in merito al recente scandalo del DI. L’avvocata Ferrara, in un articolo su TIO, si china non tanto sulle colpe del ministro, ma sulle procedure che hanno permesso il fattaccio, e sulla mancanza di coordinazione del dipartimento:

“Il problema è che da noi non esiste ancora una cultura della gestione coordinata e integrata dei processi decisionali pubblici, di modo che ogni informazione rilevante sia messa davanti agli occhi di chi decide, e ogni decisione sottoposta, prima, a tutti i detentori delle informazioni medesime. Ufficio permessi, ma anche quello di esecuzione e fallimenti, il Registro di commercio, la Cassa disoccupazione, ma anche quella di compensazione, e molti altri ancora.”

E questo molti che hanno a che fare con l’Amministrazione cantonale, lo sanno. Soprattutto in ambito fiscale. Compartimenti stagni, poca comunicazione tra dipartimenti. Ma Ferrara ha ragione su una cosa in particolare. Manca la cultura. Un Ticino chiuso su se stesso, rancoroso e clientelista ha creato, nei secoli, miriadi di orticelli in tutto il suo tessuto, e l’amministrazione pubblica ne è solo, in effetti, la sublimazione. Il difetto sta nel manico, e cioè proprio nel ritenere ogni dipartimento un feudo personale quando non di partito. E Ferrara prosegue:

Da cittadina mi aspetto che il Consigliere di Stato responsabile del Dipartimento interessato investa la propria furia per andare finalmente al sodo. Cominciando, beninteso, dal suo Dipartimento, protagonista del recente scandalo, e poi chiedendo che tutto il Governo ed anche il Parlamento collaborino per rendere l’intero Stato più produttivo, il suo apparato più efficiente. Solo così potremo finalmente liberare davvero le molte energie e i grandi talenti umani che la nostra amministrazione contiene. Non solo avremo un servizio migliore, ma salveremo i funzionari più impegnati, vittime designate dei pigrismi, dipartimentalismi, corporativismi e via discorrendo.”

Belle parole, bellissime. Che rischiano di restare però lettera morta se qualcuno non le fa sue. E non basta una deputata: ci vuole un parlamento che sappia superare gli steccati e unirsi non per tagliare, ma per migliorare questo Stato e renderlo più efficiente, accettando le sfide di domani, smettendola di negare i problemi e di fare una contabilità da botteguccia. È bella soprattutto questa parte: “…salveremo i funzionari più impegnati…”, quelli che oggi si sentono soli e a cui sembra di fare una battaglia contro i mulini a vento. Cambiare questa mentalità è un’opera titanica, mica cazzi. Qui tocca rivoltare tutto come un guanto, ma servono etica, onestà e coraggio.

Ce le avremo noi ticinesi?

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