Chi non partecipa, non decide

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Se c’è un dato che le votazioni del 12 febbraio ci lasciano, è quello scarso 45% di aventi diritto andato alle urne. Neanche un ticinese su due ha compilato la busta ricevuta qualche settimana fa al suo domicilio, qualcuno manco l’avrà aperta.

Con davanti temi di fondo come la naturalizzazione, temi con in ballo un bel po’ di soldini come la Riforma III delle imprese, con temi sociali che vanno dritti a toccare le tasche della gente come i referendum su prestazioni sociali e cure a domicilio, di fronte a tutto questo il 55% dei ticinesi ha fatto spallucce e se n’è fregato. Vogliamo scusare i malati ospedalizzati? Va bene. O chi per molto tempo in terre straniere per motivi di studio e lavoro? Ok. Ma con tutto l’impegno e tutti i casi di necessità che possiamo pensare non arriveremo mai al 55%. Mai. Se pensiamo poi che più del 90% dei voti espressi è stato recapitato alle cancellerie comunali per corrispondenza la cosa diventa ancora più agghiacciante. Ti vengono dati il tempo e tutti i modi per documentarti, leggere e recapitare il tuo voto. Neanche devi incontrare gente se il tuo problema è la misantropia, imbuchi quando vuoi in un’anonima buca delle lettere e non ci pensi più.

Spesso chi si astiene dal proprio diritto di voto si trincera nel classico “tanto non cambia niente”. In queste votazioni, con un Cantone spaccato in due su ognuno dei sette temi in votazione, ogni voto ha contato come un macigno. L’esempio lampante è stato il tema sulla protezione giuridica degli animali: qualcosa come 99mila e spicci voti espressi e una differenza tra il SI e il NO di 35 effimere schede. Ma nel rispetto del regime democratico, con quelle 35 schede in più l’iniziativa è bocciata e cestinata. La modifica di legge sulle prestazioni sociali è stata accettata per qualcosa come 400 schede. Mai come in quest’ultima votazione si è giocato sul filo di lana, con il risultato che andava a cambiare ogni qualvolta venivano emessi i risultati di Comune in Comune. Quel 45% si è preso la briga e la responsabilità di decidere per tutti, anche per chi ha bellamente deciso che il proprio voto non contava e che uno più o uno meno non fa la differenza. Come si sono sbagliati.

Non vorrei mai essere nei panni di questa gente a cui alla fine resta solo il potere di lagnarsi per l’esito delle votazioni senza parteciparvi. Partecipare alla vita politica è un diritto, ma pure un dovere. Decidere di non decidere è pur sempre una decisione, ma il gioco lo vince chi partecipa, gli altri son spettatori. In Svizzera abbiamo la fortuna di poter essere tutti giocatori attivi ai fini dell’esito della partita.

Personalmente chi gioca contro lo affronto, ma lo rispetto, perché ci mette la faccia. Chi invece ama stare a bordo campo e poi lamentarsi di non ricevere la palla lo prenderei a calci sulle gengive.

Siete il 55%, avreste potuto cambiare e sovvertire gli esiti di queste votazioni, ma avete deciso di non farlo. Peggio per voi… e forse pure per noi.

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