Fiorenzo Dadò: “È nostro dovere aiutare chi è meno fortunato”

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Abbiamo raggiunto il neopresidente del PPD, che in questa nostra intervista si è espresso a tutto campo, dalla Lega allo scandalo dei permessi, dalla magistratura a cosa possiamo imparare dal Nepal.

Dadò, recentemente la Lega sembrerebbe perdere pezzi a destra e a sinistra, perlomeno nei municipi e nei consigli comunali. Truffe, frodi, impresentabilità… un caso o un trend?

I politici non sono supereroi, ma uomini come gli altri e possono sbagliare. Ma a tutto c’è un limite. Ci sono pertanto delle responsabilità sociali e collettive che chi è alla testa di un partito non può ignorare. Se non si agisce, ci si rende complici, finendo per sdoganare l’idea che certe cose sono tollerabili e si possono commettere. Quando ci si accorge di avere al proprio interno una mela marcia il minimo da fare è quello di essere chiari e distanziarsene in modo netto, senza equivoci. Dovrebbe valere per tutti, anche per la Lega.

Dadò, sembra che lei abbia raggiunto il limite della pazienza con la Lega, una questione personale la sua o un amore per le istituzioni che vede degradare?

Non ho proprio nulla di personale, ho amici in tutti i partiti e anche tra i leghisti, con i quali collaboro senza problemi. La Lega ha ricevuto la fiducia di moltissimi cittadini ma chi oggi ha preso le cariche più importanti, di leghista non ha più nulla e dei propositi del Nano se n’è fatto un baffo. Alcuni leghisti, poi, sono uguali se non peggio di chi hanno sempre criticato. A parte i Bignasca, quelli che tirano i fili si sono sistemati per bene, lautamente stipendiati dall’ente pubblico, nei Cda, nei municipi, in Consiglio di Stato, dove usano il potere, non certo per aiutare la “nosa gent” come hanno sempre predicato, ma per tartassare i cittadini con tasse, radar e imposizioni al limite dell’asfissia.

Parliamo delle dimissioni del pp Nicola Corti. A metà gennaio lei ha espresso dubbi sul funzionamento del Ministero pubblico. Come interpreta il passo indietro del procuratore pubblico e cosa avrebbe voluto chiedere al procuratore generale Noseda che ha chiesto di convocare davanti alla Commissione della gestione?

La lettera di dimissioni che abbiamo ricevuto era per certi aspetti confusa ma presentava una serie di interrogativi preoccupanti che non si possono sorvolare. L’incontro con il Consiglio della magistratura è stato posticipato, vedremo cosa ci diranno se e quando avremo modo di incontrarli.

Permessopoli: al netto delle dichiarazioni del direttore del Dipartimento delle istituzioni, è davvero così difficile approntare delle procedure che prevedano un controllo incrociato? Stupisce che un ministro scarichi sulla gestione precedente (peraltro PPD) una falla mai colmata fino ad oggi?

L’atteggiamento da capitan Schettino non fa certo onore ad un consigliere di Stato e dovrebbe far tremare i suoi collaboratori. In realtà già nel settembre del 2013 il Tribunale penale aveva avvisato Norman Gobbi che nel settore dei permessi c’erano dei problemi non da nulla e superficialità. A quel tempo furono annunciate tutta una serie di contromisure e sembrava che il settore venisse rivoluzionato in meglio. Sono passati oltre tre anni e quello che è capitato lascia già intendere, prima ancora di fare le perizie, il risultato concreto di quelle contromisure.

Lavoro, sicurezza e territorio sono i temi più cari ai ticinesi. Li metta in ordine di importanza secondo il punto di vista del PPD.

La nostra è una tra le nazioni più ricche al Mondo, non si può accettare che ci siano decine di migliaia di cittadini in grossa difficoltà perché non hanno il lavoro, sono retribuite male o hanno perso la speranza. Ho un’azienda anch’io e so esattamente di cosa parlo, per questo trovo inaccettabili certe paghe e certi atteggiamenti. Proprio perché viviamo in un paese ordinato, benestante e che ha i mezzi, la cura e l’amore per il territorio, la giustizia, la tutela dei cittadini e dei più deboli devono essere una priorità, non un optional.

Appena eletto alla presidenza del partito ha sostenuto di assumere l’incarico “con orgoglio, consapevole dei limiti e della difficile realtà”. La realtà la conosciamo, non è però chiaro a quali limiti si riferisse.

Mi riferisco innanzitutto ai miei di limiti, al fatto che purtroppo non sono un superman e pur mettendoci passione, serietà e impegno, molti problemi, se non ci sarà la volontà di tutti, non riusciremo a risolverli.

Cosa ha imparato dalle sue esperienze in Nepal che pensa di potere usare in Ticino?

Il Nepal è un paese poverissimo che frequento da anni. Ci sono stato a scalare montagne molto impegnative ma anche per portare aiuti dal Ticino, come per il terremoto. Laggiù ho diversi amici, che mi accolgono come uno di loro e mi offrono l’opportunità di immergermi nella cultura buddista. In Nepal ci sono problemi che noi abbiamo superato da un secolo e la sofferenza nelle persone è tanta. Sono esperienze che ti aiutano a relativizzare, a capire che dietro ad ogni persona può nascondersi un dramma e che è nostro dovere aiutare chi è meno fortunato.

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