Kubi al LAC: il gol più bello

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Eccolo il colpo di scena, altro che la famosa rete di Türkiylmaz a Wembley contro l’Inghilterra: i protagonisti invitano a salire sul palco gli autori Flavio Stroppini e Monica De Benedictis? Dalla penombra si materializza lui, Kubi, abbraccia le bravissime attrici, e dopo un attimo di esitazione lei, Amanda Sandrelli: lei l’attrice o lei mamma Necla? Un abbraccio lungo, fortissimo.

Più di una lacrimuccia scappa in sala, e per dirla tutta, anche lui, l’indomito, l’intrepido (questo significa “yilmaz”) sembra avere gli occhi lucidi. Perché Necla, la mamma arrivata incinta in quel di Semine a 17 anni, Necla che ha perso il marito quanto Kubi aveva 8 anni, (“non ha visto nemmeno un suo gol…”) doveva avere una sua completa rivincita su chi la disprezzava perché il turco Mehmet Alì Agca aveva cercato di uccidere il papa, perché era musulmana, perché il marito rubava il lavoro agli svizzeri. Ma ci sono stati anche molti ticinesi che l’hanno aiutata al di là della sua amica, la portinaia emiliana Maddalena che malgrado la figlia brillante (ora svizzera!, sa persino l’inno, e persino il vecchio, quello inglese!) non contenta della vita e si consola con un goccio di vino in più. Per fortuna la quarta donna, Luisa, è una vera rossocrociata, figlia della proprietaria che rientra da Zurigo e scopre che Necla è rientrata abusivamente nell’appartamento dove ha cresciuto Kubi, ora sfitto, per un’occasione unica, storica: per vedere la partita fra gli ingesi e i rossocrociati a Wembley. Chiamerà la polizia? No, racconta della sua vita a Zurigo in un ambiente un po’ così, di droghe e sesso libero, in attesa che la partita sia terminata. Segna Alan Shearer ,il famoso goleador degli inglesi. E il goleador degli svizzeri? Pallido malgrado il nome: Kubilay il conquistador mongolo che aveva in mano mezzo mondo, Il turco intrepido (Türkylmaz) non sembra in partita, salverà la Svizzera? Solo la mamma non ha dubbi: “lui fa sempre così, sembra assente, poi segna”. I minuti passano, solo lei ci crede. A 7 minuti dal termine l’arbitro decreta un calcio di rigore: sulla palla non può andare che lui, e segna, con un tiro angolatissimo, un centimetro più in là avrebbe incocciato il palo e la storia sarebbe stata un’altra.

Ma la palla entra. Il cerchio di Eraclito ( e della vita) è chiuso. Eraclito di Efeso. Un greco turco. O un turco greco. Come Kubi: oltre Gottardo è un “tessinois” o un “tessiner”, nel Ticino è un turco, e nel Galatasaray, a Istanbul, è uno svizzero. Lui vorrebbe essere solo lui, Kubi, una persona. Dice che uno straniero non dovrebbe sentirsi “integrato”, ma rispettato come essere umano.

Impresa, nel suo caso ampiamente riuscita. Ora, grazie a questa bella “pièce” giocata con intelligenza fra i luoghi comuni, ancora più, e a maggior ragione in trasferta, a Lugano, dove non era stato accolto e trattato molto bene. In fondo era un bellinzonese… Anche a Cornaredo non era lui, anche lì era straniero. Ora, sentiti gli applausi e i commenti, anche quel cerchio è chiuso. E anche quella della silenziosa Necla che, vedova, pensa solo a tirar su i figli. Si vendicherà? Ora che il figlio ha salvato i rossocrociati? “La mia rivincita è dormire in pace, bene”, dice. Ma alla fine non ce la fa più. Ne ha per tutti. Poi però racconta di una donna disperata che prende il coltello e va in un locale a suicidarsi, questo teme il marito. È solo una storia, di quelle che cominciano “c’era una volta, o forse non c’era…” Ai suoi piedi una pietra, quella che gli è stata più volta scagliata addosso. Aumenta sempre più di volume diventa enorme. Allora la donna la colpisce con il coltello e la pietra si fa un pugno di polvere.

La gente applaude commossa. Ecco perché i colonnelli della Lega gettavano palate di fango sul LAC e sulla Masoni: loro sapevano che un giorno o l’altro sarebbe finita così. La loro città ad applaudire Kubi e quattro donne di cui una sola svizzera sul serio. Rimasta incinta da un tipo delle Maldive.

Un musulmano, non lo sapevate?

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