La disonestà intellettuale di Quadri

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Tutto è perfettibile, anche il concetto di democrazia secondo cui ognuno può dire ciò che desidera nei limiti imposti dalle leggi. Una definizione da passacarte prussiano, che oggi andrebbe rivista, tenendo conto non solo dei codici ma anche del bon ton e della decenza.

Quadri ha pubblicato sul proprio blog (qui il link) un decalogo che – a suo dire – dovrebbe fare chiarezza in quella che lui stesso definisce “la storiaccia dei permessi corrotti”.

Cosa c’è di male? Che sono capziosi, tirati per i capelli e non tengono conto dei reali bisogni della popolazione, sono invece pensati e concepiti per scaricare le responsabilità (in modo ingenuo e inaccettabile) su altri partiti e su altre persone. Un classico “è colpa della gestione precedente” tanto in voga in Italia, la terra che Quadri odia a corrente alternata, importando a suo vantaggio solo ciò che gli fa comodo.

Un decalogo che non ha scopo: chi ha una visione diversa lo può facilmente criticare, chi invece è acritico e pensa con il cervello di Quadri non ha bisogno di conferme, sa già che la colpa non è riconducibile alla Lega né a Norman Gobbi. Quindi, a che pro scrivere tanta spazzatura?

Arriviamo al decalogo:

“I funzionari arrestati sono stati assunti quando alla testa del Dipartimento delle Istituzioni c’era il PPD Gigio Pedrazzini.”

E in sei anni nessuno ha apportato correttivi.

“Per decenni il Dipartimento delle istituzioni è stato feudo del PPD. Dirigenti PPD, quadri intermedi PPD e via andando. Il rapporto commissionato dallo stesso partito al politologo Oscar Mazzoleni sul declino elettorale degli azzurri parla chiaro: “il partito non è più in grado di promettere posti di lavoro in cambio di voti”. Finché “è stato in grado”, però… l’ha fatto! Ed i risultati si vedono.”

Quindi la Lega, entrata in politica per portare una ventata di aria nuova e spezzare le reni al partitume, ha lasciato tutto com’era.

“Come giustamente detto anche da Norman Gobbi, è stato un errore assumere uno straniero (calabrese) all’Ufficio permessi. Si tratta di un settore delicato. Stiamo parlando di immigrazione! L’ufficio in questione evade le richieste di stranieri che vogliono entrare nel nostro paese. Forse che in altre nazioni i funzionari che esaminano tali pratiche sono stranieri? Non risulta affatto. Certamente non lo sono nel Belpaese da cui proviene il funzionario (presunto) corrotto di origine italiana. Le aperture, come sempre, sono a senso unico! E poi i razzisti sarebbero i ticinesotti…”

“uno straniero (calabrese)” …. “i razzisti sarebbero i ticinesotti”. Scritto così appare proprio una questione di razzismo, sì. Inoltre, questo terzo punto del decalogo della disonestà intellettuale, ricopre il secondo (che a sua volta ricopre il primo), quindi la risposta è sempre la stessa: la Lega ha promesso cambiamenti radicali che non ci sono stati. Giusto o no assumere stranieri nei posti sensibili dell’amministrazione pubblica? Ne può uscire un dibattito interessante, seppellito dalle divagazioni di Quadri che non sono neppure razziste: di che razza sarebbero gli italiani? Diversa da quella svizzera? Quindi un milanese è di una razza diversa da un luganese? Il razzismo è una questione seria, il becero populismo non è nemmeno una questione.

“È dunque indispensabile applicare il principio del “prima i nostri”, votato dal popolo, nell’amministrazione pubblica, a maggior ragione negli ambiti più delicati. Dove per “nostri” si intende cittadini svizzeri e meglio ancora se svizzeri di nascita. Il radicamento nel territorio non sarà garanzia di santità, perché i disonesti ci sono anche tra i “patrizi”, ma è un valore aggiunto. Poi se questo è razzismo e xenofobia, ci prendiamo volentieri dei razzisti e degli xenofobi.”

 Ricordate le arringhe dei film di serie B, quelle in cui il protagonista apostrofa “e se avere fatto una stupidaggine per amore è una colpa, allora sì, sono colpevole… ma chi di noi non lo ha mai fatto? Chi di noi non è colpevole?”

Prima i nostri non si discute: piaccia o non piaccia è una misura in favore del popolo, votata dal popolo e auspicata dal popolo, ossia quel sovrano che in democrazia ha l’ultima parola. Prima i nostri, però, parla di residenti, non di ticinesi da 200 anni. Che lo Stato debba dare il buon esempio è pure un argomento di interesse rilevante che Quadri restringe ai concetti di razzismo e xenofobia, riducendolo quindi a un concetto assolutamente stupido.

“Visto che il funzionario straniero era già in organico al momento dell’arrivo del nuovo capodipartimento, qualcuno si immagina seriamente che Gobbi avrebbe potuto lasciarlo a casa senza prove concrete di una qualsiasi violazione di servizio, solo in quanto italiano? E’ penoso che l’ex partitone spalancatore di frontiere, quello che NON VUOLE la preferenza indigena, se ne esca con questo grottesco rimprovero, solo per attaccare l’odiato leghista.”

 “Alle Istituzioni decido io”. Lo dice Gobbi da sempre. Inoltre non c’è solo il bianco e il nero: avrebbe potuto mettere “il funzionario straniero” altrove, senza licenziarlo. Il problema però è un altro: non ci sono controlli e procedure sicure. Queste Gobbi avrebbe dovuto crearle e perfezionarle. Non è vero che Quadri non ci arriva, si limita a non volerlo ammettere perché la linea politica leghista è poco più di mettere lo sporco sotto il tappeto e gridare alle colpe altrui.

“La punizione dei funzionari colpevoli deve essere esemplare. L’immagine della pubblica amministrazione è compromessa. La fiducia dei cittadini tradita. Gli stessi funzionari onesti, ossia la stragrande maggioranza, chiedono di non venire associati alle mele marce, che vanno epurate tutte senza tanti garantismi.”

Siamo tutti d’accordo. Ma questo non può valere a senso unico. Un ministro che non usa gli strumenti a sua disposizione e al posto di ammettere la mancanza si sfoga contro il passaporto dei funzionari, dovrebbe “punirsi in modo esemplare” dimettendosi.

“La sorveglianza all’interno dell’amministrazione si potrà migliorare, ma il controllo perfetto non esiste. Nemmeno se si mettesse un controllore per ogni funzionario (e poi magari anche un controllore per controllare il controllore?). La responsabilità e l’onestà individuale del singolo collaboratore continueranno a giocare un ruolo. L’assunzione di persone degne di fiducia e radicate nel territorio è quindi il passo più importante. Perché una volta che il dipendente pubblico ha ottenuto la sua scrivania, prima di rimuoverlo…”

Si potrà migliorare? Deve essere migliorata, senza ricorrere ai controllori dei controllori (??), proprio perché la procedura impeccabile non esiste. Il resto ricalca i punti del decalogo precedenti che così, da 10, diventano 5 o 6 (sproloqui) al massimo. Senza pensare al rapporto del 2005, lasciato lettera morta e che dichiarava fosse utile mantenere dei controlli all’interno del DI.

“Davanti alla sacrosanta dichiarazione di Gobbi: “E’ stato un errore assumere uno straniero”, la stampa della fascia di confine si è subito messa a strillare al Ticino “anti-italiano”. Taluni politicanti e funzionarietti hanno seguito a ruota. Ancora una volta gli scriba d’oltreramina travisano, pensando così di aumentare il numero di lettori. Se il funzionario corrotto invece che italiano fosse stato francese, tedesco o delle isole Far Oer, il discorso non sarebbe cambiato di una virgola. Il punto è che bisognava assumere uno svizzero, meglio ancora se nato tale.”

Le ultime dichiarazioni sacrosante le ha trascritte Mosè su delle tavole. E, se come sostiene Quadri, il funzionario corrotto fosse stato francese, tedesco o delle isole Far Oer, allora sarebbe insorta la stampa francese, tedesca o delle isole Far Oer. Del resto né Quadri né il Mattino insorgono quando devono commentare qualche notizia proveniente dall’Italia. L’incidente diplomatico è stato giustamente evidenziato dal presidente Beltraminelli, che ha definito “infantile” il procedere di Gobbi.

“I giornali delle italiche province a noi contigue, dove in tanti – frontalieri, padroncini e le loro famiglie – hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino, dovrebbero essere molto più cauti parlando di noi. Idem dicasi per politicanti e funzionarietti. Perché spalare palta sul nostro Cantone ed accusare i suoi abitanti di razzismo potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang. Il messaggio dovrebbe essere sufficientemente chiaro anche senza accompagnarlo con un disegno.”

La Svizzera vive di esportazioni, il 90% delle quali verso i paesi Ue, grazie ai quali gli svizzeri hanno la pagnotta sul tavolo. Bisognerebbe essere più cauti nel giudicarli. Funziona? Ha senso? No? Allora non ne ha neppure quello che sostiene Quadri. E se ha un senso, allora ciò che dice Quadri non vale proprio nulla.

“Per la serie, “un bel tacer non fu mai scritto”: sempre a proposito delle dichiarazioni del direttore del DI sulle assunzioni nella pubblica amministrazione, il presidente del PS (Partito degli Stranieri) Igor Righini ha pensato bene di mettersi a pontificare sulle “responsabilità politiche” di Gobbi. E come la mettiamo, invece, con le “responsabilità politiche” di chi ha tra i propri parlamentari un’indagata per favoreggiamento all’entrata illegale (Bosia Mirra)? E le “responsabilità politiche” di quei kompagni che, in barba al voto popolare su Prima i nostri, assumono stranieri (neo-permessi B!) perfino al centro di dialettologia?”

Centro dialettologia, kompagni che assumono stranieri, parlamentari indagati. A completare il quadro mancano solo generali di partito che assumono frontalieri facendo figure barbine, parlamentari condannati per diffamazione e candidati fascistoidi. Tutto ciò, ovviamente, non contribuisce né al dibattito politico né all’emancipazione del popolo.

Però in questo caso Quadri qualcosa di giusto (finalmente) lo dice: “un bel tacer non fu mai scritto”.

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