La Mirra e il Gino un pomeriggio al bar

Di

Lisa: “Vado ad Aleppo. No, ad Aleppo non vado, non ce la posso fare, è troppo lontano.”

Gino: “E allora dove vai?”

Lisa: “Mhà, non è che abbia le idee proprio in chiaro, vado a camminare con altra gente che cammina per la Pace, per la solidarietà e l’amicizia tra i popoli.”

Gino: “Ma vaffanculo vàààààà!!!”

Quanto suonano retoriche le parole “Pace” e “Solidarietà” nel mondo di oggi. Stando alla concretezza della cronaca quotidiana sul fronte della migrazione, gli accordi Unione Europea-Turchia e Italia-Libia, figli del diabolico piano Frontex per il controllo delle frontiere esterne, hanno vanificato il lavoro di decine di attivisti, organizzazioni, che si battono da anni per corridoi umanitari e per i diritti umani, hanno azzerato le speranze della società civile. Hanno condannato migliaia di migranti alle prigioni libiche, all’orrore della guerra e all’abbandono nei campi profughi. Lontani dagli occhi i profughi saranno anche lontani dal nostro cuore. Chi ci prova è in ginocchio, questa è la triste verità: anni di denunce, notti trascorse a redigere rapporti e niente. Siamo punto a capo. Nei campi profughi manca il denaro per acquistare la legna necessaria a scaldarsi, il cibo e le cure mediche sono insufficenti, i corridoi umanitari sono una chimera. Dunque, che fare?

Che fare di fronte all’orrore delle immagini di bambini trucidati dalle bombe, soffocati dal gas Sarin? Che fare di fronte alle immagini di uomini e donne sventrati, ustionati dalle bombe al fosforo? Che fare per dare voce a quel senso di impotenza che ci attanaglia da anni?

La giornalista tedesca Anna Alboth a un certo punto non ce l’ha fatta più e ha organizzato una marcia civile per Aleppo, città simbolo di una guerra civile che il prossimo 15 marzo entrerà nel suo settimo anno. Una marcia che, partita da Berlino lo scorso 26 dicembre, ha già percorso la Germania, la Cechia e in questo momento sta attraversando l’Austria. Un gruppo di persone un po’ folli ma tenaci nel loro desiderio di esserci, di non mollare, di non piegarsi alle logiche che relegano i profughi siriani ad effetto collaterale di una guerra che fa comodo a troppi.

Queste persone, che siamo tutti noi, camminano, non fanno altro che camminare e incontrare altre persone, studenti, collettivi, volontari lungo la rotta migratoria. E camminano per raccontare un’altra verità sulla guerra, per riportare la dimensione umana dell’esilio nella vita di chi incontrano, di chi li ascolta.

Gino: “Eh vabeh… ma a te che ti frega?”

Lisa: “Eh, Gino, mi frega. Non so come spiegartelo, proprio come la giornalista che ha dato avvio a questa lunga camminata lungo la rotta dei Balcani sento una grande enorme impotenza e non riesco proprio a stare con le mani in mano a guardare quello che succede.”

Gino: “Non serve a niente. Sprechi il tuo tempo.”

Lisa: “Può darsi che tu abbia ragione Gino, ma che altro possiamo fare? Siamo semplici persone, esseri umani e non sempre tutto ciò che facciamo ha un senso. Alle volte si fanno cose perché non se ne possono fare altre. Come altre persone ho deciso di fare questa marcia, fin tanto che reggeranno le gambe e non ti nego, Gino che mi piacerebbe ti unissi a noi.”

Gino: “Cià, alüra, conta su, quel che fiv…”

La marcia per Aleppo dal Ticino, promossa dal collettivo Harraga, sostenuta dalle Donne per la Pace e dall’Associazione Firdaus, partirà da Bellinzona l’8 marzo e raggiungerà la Civil March a Slavosky Broad, sul confine serbo-croato. Una volta incontrato il gruppo in arrivo da Berlino cammineremo inieme, in direzione di Belgrado e poi verso la Macedonia ciascuno secondo le proprie forze e le proprie possibilità. Non è richiesta una preparazione particolare se non un po’ di spirito di avventura e di adattamento e una sincera voglia di condividere questa esperienza di solidarietà. Gli organizzatori hanno messo insieme un gruppo per coordinare le adesioni dal Ticino e gli interessati possono mandare un mail a marciaperaleppo@gmail.com. Tutte le informazioni generali sul percorso e sulle motivazioni si trovano sul sito ufficiale della marcia: www.civilmarch.org

Gino: “L’8 marzo non posso partire, devo portare la moglie fuori a cena, è la festa delle donne.”

Lisa: “Ah già, bravo! Mi pare una buona idea ma devi sapere che questa data non l’abbiamo mica scelta per caso, sai? Le donne sono quelle che soffrono di più, da sempre, anche e soprattutto da profughe e nelle situazioni di guerra. Ma comunque non importa, se non vuoi partire l’8 marzo puoi raggiungerci in seguito, quando sarai pronto, quando avrai tempo.

La marcia durerà ancora molti mesi e non è detto che si riesca ad arrivare davvero fino ad Aleppo.”

Gino: “Ma a proposito, cosa succede ad Aleppo? Non se è più parlato dopo la riconquista da parte dell’esercito governativo.”

Lisa: “Ad Aleppo la situazione è molto grave: mancano cibo, medicinali, molte infrastrutture sono completamente distrutte, mancano corrente, acqua potabile e materiale per poter iniziare la ricostruzione dei quartieri più martoriati. La guerra non è finita, la Siria continua a soffrire e il 15 marzo entrerà nel settimo anno di guerra civile. I profughi continuano a fuggire e non sanno dove andare. I campi profughi di Turchia e Giordania sono pieni e non ci sono alternative. Questa è la situazione, non se ne parla più ma ad Aleppo come in tutta la Siria si continua a morire.”

Noi speriamo che anche l’ipotetico Gino vada a camminare: non possiamo fare molto ma possiamo parlare di speranza, di Pace, di fratellanza tra i popoli. Questo sì, lo possiamo fare.

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