Lamentarsi della democrazia, in democrazia

Di

Per ogni individuo, nel corso della propria vita, arriva il momento in cui sente di avere perso. Uno stato di sfiducia generale che, per fortuna, passa.

Freschissima la notizia secondo cui alcuni energumeni del DI intascavano mazzette per rilasciare permessi a chi non ne aveva i requisiti. Una notizia come tante, perché credere che nelle istituzioni non ci sia del marcio significa vivere in modo non allineato ai tempi che corrono. La cosa che segna la sconfitta sono i commenti dei leghisti sui social: “Vogliamo parlare dei docenti pedofili? Vogliamo parlare degli abusi dell’assistenza? Ci dimentichiamo della Bosia Mirra?”

Una curiosità (verificate con i vostri occhi): gran parte degli individui che scrivono queste chicche della ragion pura sono gli stessi che si scagliano contro Berna per l’applicazione del 9 febbraio, inneggiando a presunti affossamenti della democrazia. La democrazia è anche la possibilità di pubblicare sul web cazzate senza ordine e logica, quindi questi signori usano strumenti permessi dalle democrazie, per dire cose che solo in democrazia possono essere dette, con lo scopo di denunciare l’assenza di democrazia. Inutile aggiungere altro.

È successo di peggio: un numero scriteriato di individui altrettanto scriteriati ha ululato che il proprietario dell’azienda bellinzonese Aliu Big Team Sagl, la base operativa attorno a cui girava il mercato dei permessi facili, non è svizzero. Una simpatica e confusa signora scrive su Facebook che il titolare “non è Patrizio di Bellinzona” (lo scrive così, con la “p” maiuscola, probabilmente per salutare un amico, Patrizio, appunto), saltando a piè pari sul fatto che tra i funzionari statali caduti nell’inchiesta di svizzeri ce ne sono. A rincarare la dose quel manipolo di bellimbusti pronti a sostenere che sono svizzeri, sì, ma tutti rigommati. Un paio di questi teoreti del nulla ne sono persino sicuri. Tutti rigommati. Meraviglioso.

La verità, al di là del credo politico, è che il DI fa acqua da tutte le parti. È diretto da un uomo che sta facendo crociate inutili (che rubano tempo alle faccende importanti), come quella del casellario giudiziale per il rilascio o il rinnovo dei permessi. Inutile continuare, fa già ridere così.

Ricorda tanto la storia del pastore protestante che faceva la guerra alle droghe e, mentre teneva comizi nelle piazze, suo figlio spacciava nella cucina di casa. Ma fa niente. Per par condicio: c’è gente (pagata coi soldi pubblici) al DSS che scrive lettere a persone decedute da mesi. Fa tanto Italia, vero? Puoi essere leghista (non è un reato, per carità), ppdino, liberale, verde o socialista ma se perdi l’obiettività, allora, stai correndo a prendere una pala per aiutare questi signori a scavare la fossa al Ticino.

Ecco. Abbiamo perso. Speriamo sia una sconfitta temporanea.

Al posto di correre ai ripari con arzigogolatissime teorie di finissima fattura, perdio, ammettiamo di avere un problema enorme, causato dall’incapacità politica dei governi degli ultimi 30 anni. Ammettiamo anche che infilarsi nelle pieghe del sistema è possibile quando non ci sono procedure e controlli efficaci. E ammettiamo, infine, che tocca al popolo tenere in mano la bussola perché i governanti stanno navigando a vista.

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