Lega dei Ticinesi, sembra di sentire Berlusconi

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Mettiamola così, se fosse la sinistra a dovere fare la piangina ogni volta che viene attaccata a pera, vivremmo in una valle di lacrime, saremmo in apnea da almeno un quarto di secolo. Fa strano strano che un partito ormai storico, perché dopo 25 anni tu non puoi dire che non hai la responsabilità di quello che è il Ticino oggi, faccia la lagna come l’ultima scolaretta mobbizzata dai compagni. Sembra Berlusconi quando era al governo, il mantra è lo stesso: è sempre colpa di tutti gli altri, mai mia. Anche Trump l’ha imparato subito.

Due Consiglieri di Stato, il sindaco di Lugano e la maggioranza relativa nei due consessi, oltre alla truppa parlamentare, evidentemente non bastano alla Lega per sentirsi forte. Premettendo che non mi importa molto di Gobbi in sé, vorrei fare un breve ragionamento per tutti coloro che come un mantra ripetono “io sto con Gobbi” e quando gli si chiede di argomentare crollano miseramente come l’impero romano di fronte alle invasioni gote. Gli stessi che si lamentano oggi contro chi ha chiesto le dimissioni di Norman e urlano come le sabine durante il ratto, sono gli stessi che chiedevano le dimissioni di Laura Sadis nel 2014 e che due anni fa chiedevano le dimissioni di Bertoli per un discorso. Discorso che poi, tra l’altro, oggi è di una logica stringente e viene in altre salse riproposto persino dagli UDC. E poi parlano di giustizialismo a senso unico.

Una delle preferite sintesi dopo “io sto con Gobbi” è “e allora come la mettiamo con quel pedofilo di maestro?”, perché Bertoli è visto come il naturale antagonista di Gobbi. Non Zali, non Beltraminelli o Vitta. Bertoli. Gobbi è il gorilla e Bertoli la banana. Palese. Allora io cerco pazientemente di spiegarlo e lo faccio così, per passione. E sono convinto che capiscano, anche perché dopo di solito scompaiono. Semplicemente, non gliene frega niente di capire. Ma io sono cocciuto e ci provo lo stesso: dunque, Bertoli non sarebbe responsabile di un docente pedofilo come non lo sarebbe Gobbi di un suo funzionario con la stessa patologia. Lo sarebbe invece di un giro di truffe in merito agli esami nella scuola pubblica che coinvolgessero una dozzina di persone e 5 o 6 maestri e lo sarebbe, soprattutto, se fosse stato avvisato già negli anni precedenti da ispettori scolastici. Ci siamo adesso?

Qua non è una guerra tra ministri, e a me sinceramente non frega niente se Gobbi dà le dimissioni, tanto poi fuori lui entrerebbe un altro leghista. E non mi frega di Bertoli perché sa difendersi benissimo da solo. Mi interessa che il dipartimento di Norman funzioni bene. E non può funzionare bene se si distribuiscono permessi come se fossero caramelle, se l’Ufficio migrazione è un carnaio di favoritismi, se non ci sono ispettori del lavoro che verificano situazioni al limite dell’assurdo. Non è competente un ministro che assume decine di poliziotti ma diminuisce i giudici, che hanno già decine di migliaia di ore di straordinario sul gobbo. È il concetto dell’imbuto. Più poliziotti vuol dire più verbali e più arresti, e dunque più cause. È come se io avessi una fabbrica di gattini di gomma, 100 operai per mettere le orecchie e 100 per mettere i nasi. Gli affari vanno bene e assumo altri 100 operai per le orecchie, poi mi lamento se al reparto nasi si blocca tutto e migliaia di gattini di gomma si ammassano senza nasi.

No, io non voglio le dimissioni di Gobbi. Voglio che ascolti i suoi funzionari e sistemi il casino che ha in mano, voglio che abbia l’umiltà di ascoltare, invece di sembrare il barone rampante che spara cagate senza chiedere mai scusa a nessuno, creando solo problemi alla nostra repubblica. Voglio, insomma, che faccia il suo lavoro. E vorrei che chi lo difende lo facesse non per partigianeria o insultando come ormai siamo abituati, ma che cercasse di spiegare a noi poveri scemi perché dobbiamo farci andare bene un ministro così mediocre.

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