Lettera ai miei figli

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Questa casa è prima di tutto una famiglia. La famiglia è la principale unità tribale dalla notte dei tempi. Nel buio dei millenni passati, 4 o 5 homo erectus si stringevano tra loro intorno a un fuoco. Così trovavano non solo calore ma anche conforto. Col passare del tempo, questa unione divenne più salda. Uomini “moderni”, come i Neanderthal o i Cro Magnon, seppellivano i propri cari per non farli mangiare dagli animali, mettevano dei fiori nelle tombe e decoravano i corpi con conchiglie e suppellettili. Sostenevano i deboli e i feriti anche se erano un peso per la tribù, perché l’aiuto reciproco era ormai diventato un dogma dal qual non si sfuggiva. Insieme si trovavano più radici e bacche, insieme si potevano cacciare animali più grossi, insieme ci si difendeva meglio.

Questa famiglia è prima di tutto un’unità tribale. Non importa se il televisore è di 2000 pollici o se avete un iPad per pollice o se telefonate chiedendo a quella scema di Siri di farvi il numero. Questa è una tribù. E in ogni tribù ogni persona ha un suo ruolo, non per costrizione, ma per piacere, per rendersi utile agli altri. Lo stesso faranno gli altri in un circolo virtuoso. Quello che non necessito io oggi lo necessiterò domani. Una carezza oggi diventerà un abbraccio domani. Un favore fatto a un altro membro della tribù sarà un piccolo debito che sarà pagato volentieri. La potenza della tribù è nel mutuo aiuto che col tempo si trasforma in affetto e in aiuto incondizionato. Questo solo la famiglia è in grado di darvelo.

Io mi alzo ogni mattina e a volte sono un po’ depresso. Non che la casa faccia schifo, ci sono cose peggiori, ma vorrei, come cocapotribù, che la mia caverna fosse un po’ in ordine. I piatti non si lavano da soli, così come le pentole. Il pavimento non si lava da solo nemmeno lui e il cibo non compare in dispensa per le perorazioni dello sciamano. Le lenzuola non sono allevamenti di acari perché gli acari non sono cibo. La carta da buttare va piegata, le scatole impilate occupano un volume triplo. Il sacco della spazzatura, la spazzatura non la mangia: quando è pieno deborda e continuerà a debordare sempre più. Il composto sotto il lavandino non riesce a diventare terra con la velocità con cui ci buttiamo bucce di patate e torsoli di mela. Arriva anche lui presto al collasso. Le scatole del gatto con i loro resti non sono particolarmente attrattive, così come i calzini abbandonati in mezzo alla sala come se qualcuno ci fosse evaporato dentro. Le scarpe, senza i piedi, rimangono desolatamente dove le avete lasciate, così le cartelle, le giacche e tutti gli ammenicoli che vi aiutano a crescere e vi proteggono dal freddo. I capitribù non hanno ucciso un mammut per farvi le scarpe, ma lavorano amorevolmente per voi ogni giorno, perché cresciate forti, saldi e con un’etica ben definita. Il primo dettame dell’etica è il rispetto per gli altri membri della tribù. A volte dobbiamo imparare a mettere da parte i nostri egoistici istinti per dare una mano a qualcuno.

Se Crood, il più bravo cacciatore della tribù, ha appena steso un bue muschiato non può portarlo alla caverna da solo, e se voi guardate gli altri che sudano per trascinarlo sdraiati su un prato mentre mangiate margherite e poi alla sera porgete allegramente la vostra ciotola, non aspettatevi dei ringraziamenti.

Perciò se la lavastoviglie non è partita, non è una scusa per lasciare una pila di piatti nel lavabo: si lava a mano, come abbiamo fatto negli ultimi milioni di anni senza estinguerci. Meglio ancora, col sorriso chiediamo aiuto a un altro membro della tribù perché asciughi i piatti, lo farà volentieri. Vi giuro che a volte ridere in compagnia lavando i piatti è molto più appagante che passare ore guardando uno schermo colorato.

Voi siete i figli di ominidi che si sono amati e aiutati per secoli, sono i vostri antenati, che sono morti e hanno procreato credendo tutti che la tribù fosse la cosa più importante del mondo. Senza la tribù non erano nulla. Ecco, a loro dovreste la dignità del rispetto. E quando la prossima volta vedrete una tazza sporca o un sacco della spazzatura gonfio come il cadavere di una balenottera, fate un sorriso e mentre lavate la tazza o portate il sacco ala porta, pensate a loro, che affrontavano gli orsi delle caverne insieme e cantavano intorno al fuoco senza egoismi, solo amandosi. Perché l’aiuto è amore e l’amore è cura. Questo è tutto.

Buona giornata ragazzi.

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