Lettera aperta a un amico leghista

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Caro amico leghista, io con te voglio parlare. Non avendo tessere né partiti di riferimento, per certi versi ti invidio: hai la capacità di immedesimarti in un movimento, in un’idea e di seguire uomini politici con abnegazione, con scarso senso critico. Ti senti un tutt’uno con loro. E io è proprio da questo che vorrei partire: visto che ti senti un tutt’uno con loro, cosa stanno facendo per te gli eletti della Lega?

Te lo chiedo, caro amico leghista, perché venerdì è venuto fuori che non ci sono mai stati così tanti frontalieri in Ticino. Ecco, da quanti anni il Cantone vede la maggioranza relativa del Consiglio di Stato e un gruppone di deputati appannaggio della Lega? Li hai votati tu i Gobbi, gli Zali, i Bignasca, i Caverzasio. E li hai votati, sono convinto, in buona fede. Li hai votati perché forse i frontalieri ti stan sulle balle, perché “ci rubano il lavoro”, e insomma, hai messo ai posti di comando uomini che ti han detto che avrebbero invertito la rotta. Accade però che il risultato, dopo anni, è questo: aumento costante dei frontalieri, con un’impennata nel settore terziario e tra chi ha tra i 50 e i 54 anni. Gente che viene chiamata a sostituire i disoccupati indigeni, persone che rischiano l’assistenza quando non ci sono già finite, persone che hanno il solo difetto di costare. Oltreché far votare il popolo su un’iniziativa confusa e irrealizzabile come “Prima i nostri”, puoi serenamente e onestamente dire che la Lega dei Ticinesi in tutti questi anni ha fatto qualcosa per invertire la rotta? Hai visto atti concreti e tangibili? Hai visto politiche lungimiranti, idee, visioni mentre Attilio Bignasca assumeva frontalieri quando ti diceva che, assolutamente, prima i nostri?

Caro amico leghista, la sicurezza prima di tutto, quindi in fondo è un sacco figo che il Dipartimento istituzioni sia di un leghista. Ordine, bastone, che diamine. E invece guarda che casino scoppia. Le accerterà la giustizia le responsabilità, mica tocca a me e te. Però non ti sembra un attimo strano che sotto il naso di un leghista una banda di 25enni, pregiudicati ed ex calciatori possa combinare quel che ha fatto?

Il fatto è che, caro amico leghista, di contraddizioni ce n’è a non finire. A maggio, ad esempio, anche tu sarai chiamato a votare il referendum sulla tassa sul sacco. Questo referendum l’ha lanciato l’ala barricadera leghista di Boris Bignasca, contro il suo (e tuo) Consigliere di Stato, Zali. Quello che ha definito Lugano “villaggio gallico sul Ceresio”. Ecco, come ti trovi davanti a questo teatrino? Perché fidati, amico mio, di teatrino si tratta. Fu così con i provvedimenti contro l’inquinamento, è così con la tassa sul sacco, sarà così in chissà quanti altri casi. Sergente buono e sergente cattivo, per allargare il consenso, guadagnarsi simpatie anche a sinistra – e stendiamo un velo pietoso –, fingere ci sia dibattito quando invece ci sono solo strategia e marketing. E il target di quel marketing sei tu, amico leghista. Ti piace? Ti fa sentire valorizzato?

Come vedi nelle mie parole non c’è acrimonia, a me non interessa polemizzare. Vorrei che mi spiegassi, però. Vorrei che rispondessi a queste mie domande. Vorrei che, nel caso tu fossi disoccupato, mi dicessi come ti sei sentito quando Attilio Bignasca è stato smascherato ad assumere frontalieri o quando ti hanno detto di votare a favore dei tagli nel sociale e della Riforma III delle imprese.

Ma vorrei soprattutto, amico leghista, che tu rispondessi alla domanda per me più importante: voti Lega per quel che dicono, penso sia chiaro. Bene: puoi dirmi in che modo la tua condizione economica, sociale, lavorativa è migliorata da quando sono stati eletti ai posti di comando, da quando da forza anti potere sono diventati il Potere con la P maiuscola?

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