Luciano Milani, ti spiego perché non sei un cretino

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Luciano Milani, candidato leghista al Consiglio Comunale di Bellinzona, è diventato suo malgrado una star dei media per colpa di un post filonazista sulla suo account Instagram.

In una lettera si scusa dicendo che è pronto a pagare ma, in un comunicato successivo, dichiara di non volersi dimettere. Liberissimo. Riportiamo le sue poche righe per capire:

“Mi vergogno.

Mi dispiace e chiedo scusa con le lacrime agli occhi per aver condiviso un fotomontaggio vergognoso che non rispetta il mio credo. Me lo avevano girato assieme ad altri e come un cretino ho condiviso tutto, compresa questa m***a raffigurante un uomo di m***a (Hitler).Ho lavorato per la comunità per più di 25 anni sempre spinto dalla voglia di salvare vite. Una voglia che ha sempre dato senso alla mia di vita. Dapprima come pompiere, poi samaritano e poi Sergente dei Pompieri di Bellinzona. (…) Ora a causa di questa condivisione ho rovinato tutto ciò che finora ho fatto… Sono un Cretino, sono un cretino, sono un cretino. Odio il nazismo e ho pure origini italiane (…).

Sono pronto a pagare pesantemente per il mio errore molto grave che non mi perdonerò mai, ma la mia colpa non va estesa ad altri o alla Lega che non c’entra nulla con le mie colpe.”

E invece noi non siamo tanto d’accordo con le ultime due righe, e spieghiamo perché. Siamo convinti che Milani sia una persona ben integrata, che ama il suo Paese e il suo lavoro, siamo anche certi che sia stato un po’ facilone nel pubblicare l’immagine di Hitler, anche se facciamo un po’ fatica a credere che non se ne sia accorto. Per pubblicare qualcosa devi condividerla consapevolmente, nessuno di noi condivide a occhi chiusi, anzi. La condivisione è un atto consapevole, proprio perché si vuol far vedere ad altri ciò che ci è piaciuto.

Il punto è: perché Luciano Milani e Lokman Ibraimi, entrambi leghisti ed entrambi candidati in comuni ticinesi, si sentono così sereni nel pubblicare post razzisti o nazisti?

Prendiamo la Germania nazista, con le dovute proporzioni, esempio però giustificato dal tipo di materiale di cui stiamo parlando. I tedeschi non erano nati nazisti, è anche vero che l’antisemitismo non lo aveva inventato Hitler. Il dittatore tedesco aveva semplicemente soffiato sulle braci di un astio già esistente e alimentato nei decenni precedenti da molte personalità e media germanici. Il terreno fertile portò al disastro che conosciamo.

Allo stesso modo, Ibraimi e Milani vedono vidimato il loro agire da 25 anni di razzismo di regime portato avanti dai colonnelli leghisti o dall’UDC. Certe esternazioni da parte del ministro Gobbi, di Boris Bignasca e del di lui padre Giuliano, nonché del Consigliere nazionale Quadri e di tanti personaggi istituzionali minori, hanno creato terreno fertile per questo tipo di pensiero. Per non parlare dei manifesti dell’UDC che utilizzano i burqa o i ratti per descrivere i frontalieri. Insulti, minacce e post orrendi sono diventati ormai la regola, in perfetto stile fascista. Insomma, il pensiero di questo tipo non solo è sdoganato dal gruppo, ma anche approvato. Ecco allora, saltare fuori personaggi come Adriana Sartori e i due di cui sopra, per non parlare dei poliziotti che alcuni anni fa incorsero nello stesso guaio. Un sergente della cantonale e un agente della polizia ferroviaria. O il portavoce stesso dell’UDC Ticino, licenziato in tronco per lo stesso motivo.

Si dice che tre indizi fanno una prova, ed effettivamente qualcosa in questo Ticino non quadra. Se accettiamo che delle persone ci rappresentino nelle istituzioni, dobbiamo pretendere che queste persone abbiano perlomeno un’etica. E chi condivide un genocidio o inneggia alla morte di persone innocenti non mi sembra rappresenti bene i Ticinesi, che tutto sono fuorché nazisti. Anche il Ticino e la Svizzera si opposero, 70 anni fa, al nazifascismo. La stessa cosa dobbiamo fare ora noi, perché ignorare queste derive è pericolosissimo.

Ecco perché Milani non è un cretino, o perlomeno è un cretino pilotato.

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