Mordasini, un caso di pedofilia

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Ultimamente, sono stato oggetto di interesse da parte del Mattino, niente di strano. Curiosa è la modalità, vi allego qui il poderoso pezzo. E questa è la prima e l’ultima volta che linko uno scritto del Mattinonline. Mi si ritiene in imbarazzo in merito a questioni che mi hanno toccato. No. Imbarazzo proprio no. Ma penso sia il caso di specificare, così da sgomberare il campo da dubbi, doveroso quando si parla di cose sensibili come la pedofilia.

Cinque anni fa stavo guardando il Quotidiano, avevamo finito di mangiare e qualcuno stava sparecchiando. Suona il telefono, rispondo e un giornalista de laRegione mi chiede se ho dichiarazioni da fare in merito all’arresto del mio socio e collega. Sono stranito, chiedo perché. Per atti sessuali su fanciulli, mi risponde. Ecco, questo è quando ti crolla il mondo addosso. Ma mica solo a te: alla tua famiglia, alla famiglia di lui (aveva moglie e un figlio) ai parenti, agli amici. Ho fatto le verifiche del caso e ho avuto le conferme. Prima di dare adito a equivoci, no, nessuno ne sapeva niente e tutti sono cascati dal pero. Non avete idea delle schegge che sparge in giro una cosa del genere, della sofferenza, dei perché, delle telefonate incrociate tra gli amici, del dover spiegare a tre figli di 15, 10 e 8 anni cos’è un pedofilo e cosa è successo. Di dover parlare coi clienti, spiegandogli la cosa e sperando nella loro comprensione. E poi i pensieri, cerchi di ricordare se c’erano avvisaglie. Pensi a quelle volte, rare per fortuna, che uno dei tuoi figli è rimasto solo con lui.

Naturalmente da allora lavoro da solo. Nonostante tutto non me la sono sentita, ovviamente, di proseguire il sodalizio.

Quando si parla di pedofilia, ognuno di noi ha un moto di disgusto. Ma bisogna usare la testa. Mi si accusa di avere un giustizialismo a due velocità. Sarei comprensivo coi pedofili per il mio vissuto ma avrei invece un astio verso Gobbi. Non capisco il confronto, so solo che il mio pensiero sui pedofili è questo da sempre. Io sono un pragmatico e un “buonista”, sono per la riduzione del danno, e cioè per trovare la soluzione che crei meno danno possibile alla società (in questo caso ai bambini, compresi i miei) a prescindere dal criminale e dal reato. Nel caso della pedofilia, l’essere forcaioli non porta assolutamente a niente. Anche se piace ai giustizialisti muscolari, la pena di morte non è un deterrente. Lo dicono tutte le statistiche, non io. I Paesi con la pena di morte sono anche i paesi con la maggiore criminalità. Quelli che gestiscono meglio la pedofilia, ad esempio, sono la Germania e i paesi nordici. Infatti, dei ricercatori dell’università di Kiel e la Humbold (tedesche) e della Copenaghen University hanno recentemente pubblicato uno studio sulle anomalie cerebrali dei pedofili, anomalie che provocano una specie di disguido tecnico che fa loro vedere come sessualmente appetibili i visi dei bambini. Ed è anche la Germania ad avere delle antenne anonime alle quali i pedofili possono rivolgersi. Non se lo meritano? Non c’entra. C’entrano i bambini. Un solo bambino salvato dalle attenzioni di questi malati è un dono al mondo. Alle antenne si rivolgono sovente i pedofili “passivi” e cioè quelli che sono coscienti della loro patologia e non vogliono cadere nel baratro. Gli specialisti li aiutano, li seguono in modo che non cadano nel loro disgustoso reato. Riduzione del danno, come dicevamo.

Io sono un buonista. Penso che i più deboli debbano essere protetti, che i disoccupati non debbano essere dei pesi ma un’opportunità, che l’assistenza è una cosa ignobile, che i rifugiati che scappano da guerre e miserie abbiano diritto a una seconda possibilità. Che i bambini e le famiglie che sono vittime, debbano avere un supporto dallo Stato. Ma anche che i detenuti in carcere abbiano i loro diritti, perché è una questione di etica. Credo che gli stranieri sono anch’essi un opportunità e non una minaccia.

Ecco, questa è la storia che è stata evocata per dare a intendere che io avessi, suppongo, in qualche modo, torbidi interessi nel difendere i pedofili.

Penso invece che un ministro non è un criminale. È lì perché lo ha voluto fortemente, è stato eletto, e deve ai ticinesi il massimo del suo impegno. E penso che sia mio compito e quello di tutti i cittadini di pretenderlo. Non ho mai chiesto le dimissioni di Gobbi, anche se penso che sia un ministro mediocre e che i ticinesi si meriterebbero ben altro. Se poi a qualcuno non va bene e ha solo vecchie storie dolorose da rivangare per attaccarmi e attaccare di conseguenza tutta la mia famiglia faccia pure, ho le spalle larghe. Peccato solo per mia moglie che si arrabbia ancora, obbligata a ricordare quanto vissuto in quel periodo.

Nessun imbarazzo, come dicevo. Questo dovevo ai lettori di Gas, ai miei amici e a chi mi vuole bene. Agli altri non devo niente.

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