Pontiggia: Trump disumano

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Fabio Pontiggia ci prova. In un panorama mediatico sempre più imbrigliato dal pensiero unico, il buon Fabio dà prova di riuscire ancora a usare la sua testa, nonostante le simpatie trumpiste del suo amministratore delegato Marcello Foa. È infatti un Pontiggia che ci piace, lucido e coerente, almeno oggi, quello che in un articolo in merito alle politiche recenti del presidente statunitense scrive:

 “Il recentissimo ordine esecutivo di Trump contro immigrati e rifugiati, in particolare contro le persone provenienti da sette Paesi musulmani, segna tuttavia un punto di rottura e ha generato un più che comprensibile sconcerto, non solo a sinistra. Per «proteggere il popolo americano dagli attacchi terroristici di cittadini stranieri», il piano mette all’indice intere popolazioni. Si pensi ai siriani, vittime anche della disastrosa politica estera statunitense – nonché europea – attuata dopo l’11 settembre. È come utilizzare la ghigliottina per eliminare la forfora. Il linguaggio stesso del decreto è di un cinismo cieco senza pari: «Proclamo che l’entrata di cittadini dalla Siria come rifugiati va a detrimento degli interessi degli Stati Uniti». Uomini, donne, bambini, che oggi vivono nell’inferno siriano, accomunati quali fattori della minaccia jihadista alla sicurezza della superpotenza. Quanto accaduto negli aeroporti statunitensi non è degno di un Paese progredito. Il pasticcio sui titolari di una green card nemmeno. Il problema è che non ci sono apparentemente canali di dialogo che consentano di raddrizzare un intervento oggettivamente disumano. C’è un muro invalicabile anche qui, in un Paese profondamente diviso. Mala tempora currunt.”

Un muro invalicabile e chi non è accecato da idee liberticide e assurde riesce a scorgere, sia a destra sia a sinistra. I sostenitori del pazzo col volpino in testa sono, a pochi giorni dal suo insediamento, sempre meno. E una procedura di impeachement, che solo ieri poteva sembrare improbabile, è oggi un’ipotesi non più tanto peregrina. Gli stessi repubblicani, disposti quasi a tutto, si trovano ora di fronte un peronaggio capriccioso e difficilmente gestibile. D’altronde il suo stesso curriculum lo faceva presagire, e l’egocentrismo di Trump sommato alla sua idea di fare impresa gli fa credere di essere invulnerabile. Perché si tratta di un dirigente d’azienda, oltretutto abituato ad essere “too big to fail” troppo grande per essere abbattuto.

Un pessimo precedente per l’orgogliosa democrazia statunitense.

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