Rabadan, hanno ragione i comunisti

Di

Senza fare il nostalgico – non sono mai stato un grande patito di Carnevale – mi sento, questa volta, di dare ragione agli amici comunisti. Il Carnevale dovrebbe essere una festa di popolo, anzi, era la classica festa di popolo. E lo rappresenta la sua apertura quando il sindaco, da tempo immemore, consegna le chiavi della città al re del Carnevale. Questo passaggio simboleggia un cambiamento di regole, un sovvertimento di poteri. Ma il re del Carnevale non è un monarca rigido, bensì un giullare che concede alla sua gente di divertirsi, rompere gli schemi e fare baldoria.

Oggi Rabadan è stato regimentato, chiuso, blindato, i costi di entrata sono proibitivi, soprattutto per i giovani. Il suolo pubblico, come dicono giustamente i comunisti, viene espropriato dalla società Rabadan per giorni, e la gente non può più girare liberamente tra blocchi e transenne. La città, le rive dei laghi, che dovrebbero essere di tutti, diventano così spazi per privilegiati o carnai pagati a caro prezzo.

Come scriveva Nicola, in un nostro recente pezzo: “…Come ha potuto, questo evento così profondo, farsi manipolare e reprimere da una società – privata -, che ne ha preso il controllo assoluto? Dialogare con la società Rabadan non è probabilmente più possibile, sarebbe come tentare di convertire una dittatura alla democrazia.”. Troppi soldi intorno a questa festa, troppi interessi. Appunto, come ha potuto una festa del popolo essere catturata, regimentata e burocratizzata a livello di un mega concerto? Le maschere sono scomparse, quelle di fantasia, per essere sostituite da dozzinali peluchini comprati da “Moreno dove tutto costa meno” in una mentalità da discount. Mascherarsi non è più una gioia, un piacere creativo, ma uno straccio da sbattersi addosso per non andare proprio vestiti normali. Che peccato. Quanto sia colpa della società Rabadan non lo sappiamo, forse è anche ingiusto attribuirle tutta la responsabilità. Certo è che qualcosa di gioioso nel Carnevale si è spento, per lasciare spazio a orde di zebre, cagnoloni e gattine ubriachi e aggressivi.

Un’altra cosa, scritta da Nicola mi lascia l’amaro in bocca: “L’umiliazione delle Guggen cresce ogni anno ed è sempre più difficile trovare un luogo dove possono suonare, senza essere inondate dal ritmo incalzante e sintetico degli altoparlanti.” La musica tipica del carnevale, cede a sintetiche riproduzioni. L’anima lascia il posto al digitale, e il piacere di suonare in gruppo scema sempre di più. Insomma, un vero peccato. L’erede delle dionisiache greche o dei saturnali romani, oggi strombazza tra luci psichedeliche e alcolici a prezzi esorbitanti.

Ridateci la festa del popolo, ridateci il Rabadan, ridateci le piazze.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!