Senza di noi, non ce l’hai il bonus

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Joseph Jimenez è un signore con la faccia gentile. Gli occhi dolci e comprensivi e una pelata incipiente. Un sorriso accattivante che gli fa strizzare le rughette ai lati degli occhi. Jimenez era ex presidente di Novartis, e già lì prendeva paccate di soldi che nemmeno noi con tutti i parenti per 10 generazioni a scendere riusciremmo a vedere sommandoli. Oggi è CEO di Roche e ha incassato, oltre al suo spillatico di base, che ammonta a soli 4 milioni, 12 milioni di bonus.

Avevo già affrontato quanto ci può mettere una persona come voi e me a guadagnare questi soldi. E mi riallaccio perciò non tanto al fatto che ci sia gente che guadagna queste cifre, ma a quello che la Roche è andata talmente bene da premiare il suo CEO. L’anno scorso, infatti, ha creato un giro d’affari di 50 miliardi, di cui 10 di utili. Questi utili vengono distribuiti a tizi come Jimenez e agli azionisti. Cosa fanno gli azionisti? Dormono sul divano aspettando che i loro soldi fruttino. Non faccio populismo, è la realtà. I soldi fabbricano altri soldi. 50 miliardi è esattamente il PIL del Costa Rica. Uno degli stati più stabili, sociali e felici del centro America, con 5 milioni di abitanti e un territorio poco più grande della Svizzera.

Dove voglio arrivare? Alla riforma III. Una riforma che favorirà fiscalmente le aziende e gli azionisti. Non ci venga Regazzi a parlare di piccola e media impresa che regge l’economia svizzera e che sarà distrutta se la riforma non viene approvata dal popolo. Quelle aziende non sono sul nostro territorio perché pagano poche tasse. Sono qui perché qui i vari Bernasconi, Castellano e Monasevic ci abitano. Qui hanno mogli e figli e qui moriranno. Non siamo qui a fare impresa perché conviene, ma perché qui ci viviamo, e mi ci metto pure io col mio piccolo studio grafico. Rassicuro Regazzi, se non passasse la riforma non scapperei in Costa Rica. E non scapperanno neppure gli altri. E non scapperanno nemmeno Novartis e Roche.

Se qualcuno scapperà, saranno quelle aziende che organizzano tutto il loro lavoro sullo sfruttamento dei lavoratori e sul fatto che pagano poche tasse. La recente riforma II avrà portato qualche franco in più nelle casse del cantone e, come dice Vitta, l’economia ne ha giovato. Vitta allora mi dovrebbe spiegare perché la disoccupazione sale e i casi di assistenza esplodono. Chi beneficia davvero di queste riforme? Pochi. I soliti pochi, mentre gli altri pagano molto (i più poveri) e qualcosa i più fortunati, che si vedono comunque decurtare i servizi e devono quindi sborsare di più per averli.

Uno stipendio di 16 milioni non solo è ingiusto. È un insulto. La ricchezza di Roche la fanno gli operai che mettono i blister nelle scatole, chi fabbrica le scatole, i ricercatori e i laboratoristi, quelle migliaia di persone che i bonus non li vedono. Siamo noi a produrre la ricchezza e loro a banchettare. Votare no alla riforma III non vuol solo dire no. Vuol dire reagire e riappropriarci della nostra ricchezza, di quella delle piccole imprese, degli operai e delle casalinghe. Perché senza di noi Jimenez col cavolo che ce l’ha il bonus.

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