Sicuri sia tutta colpa di Renzi?

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Ci vogliono tolla e un discreto talento per sostenere seriamente quanto va dicendo da giorni la minoranza in fuga dal PD, cioè che è tutta colpa di Renzi. Prima, molto prima dell’esuberante toscano c’è una galleria degli orrori che fa tutto tranne che rendere onore agli scissionisti di oggi.

Pierluigi Bersani, quello che oggi ciancia di leadership dittatoriale, ha un doppio peccato originale che rende insostenibile la sua posizione. Il primo: essersi rifiutato di andare a elezioni una volta caduto Berlusconi, elezioni che avrebbe stravinto ma che lo avrebbero portato a fare le riforme lacrime e sangue imposte dall’Europa e che per egoismo, quindi, non ha voluto fare. Il secondo: aver perso, anzi, citandolo, “non vinto” delle elezioni che nel 2013 avrebbe vinto pure Paperoga, elezioni che hanno portato l’Italia sulla via del tripolarismo, con la rinascita della destra berlusconiana e l’ascesa di Grillo. Come a questo punto chiunque può intendere, Bersani è l’ultimo che può parlare.

Ma è in buona compagnia perché, mentre si fa un gran parlare di Renzi e della sua gestione del partito, i Bersani, i D’Alema, gli Speranza, gli Epifani non capiscono – o peggio, non vogliono capire – che Renzi è il risultato di decenni di loro fallimenti. Fu o non fu D’Alema a pugnalare alle spalle Romano Prodi nel 1998? È stata o non è stata la sinistra della sinistra a minare alla base ogni governo progressista? Il trionfo di Renzi alle primarie del PD non è per caso dovuto ai fallimenti conclamati di chi per almeno 25 anni l’ha preceduto, sia nel governo sia nel partito? Qualcuno, di grazia, potrebbe ricordare ai goffi indignati che gridano al pericolo della destra andandosene dal PD che se Bersani fosse stato un politico serio e di razza e avesse vinto delle elezioni già vinte Renzi, oggi, sarebbe ancora un abbastanza innocuo sindaco di Firenze?

A volte per descrivere la politica, soprattutto quella italiana, non c’è bisogno di scomodare Machiavelli. A volte le cose sono più semplici. La tradizione politica che ha avuto le redini del potere  a sinistra dal 1945 – e con loro i seggi e soprattutto i cordoni della borsa – improvvisamente si è vista spodestata da un ragazzetto che con loro non c’entra niente, ma che ha preso milioni di voti sconfiggendo la “Ditta”. Invece che accettare la condizione di minoranza, come succede in ogni partito civile – l’ha accettata Sarkozy, non l’accettano Bersani e D’Alema, per dire –, hanno iniziato a logorare Renzi dal primo giorno, intralciando lui e sconfessando i voti degli iscritti del PD, facendogli campagna contro al referendum assieme a leghisti, fascisti e grillini. Hanno chiesto il congresso anticipato minacciando le carte bollate, quando gli è stato concesso se ne sono andati dicendo che era “troppo anticipato”. E perché, più semplicemente, non l’avrebbero vinto neanche pregando.

In tutto questo disastro, Beppe Grillo e Matteo Salvini ringraziano. Ma che volete che gli interessi ai fuggitivi, il nemico è Renzi. Quando si dice essere connessi con la realtà.

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