Sto diventando vecchio (ma è tutto come quando avevo 10 anni)

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Ciao. Mi chiamo Daniele, ho quasi 50 anni, 30 dei quali passati a scrivere. Ho un papà, una mamma, una moglie, un cane e un gatto. Non ho figli, perché il buon Dio ha deciso così.

Tra qualche mese raggiungerò il mezzo secolo di vita e, anche se non sono da buttare via, non sono più di primo pelo. Fino a qualche anno fa la mattina scendevo dal letto brioso e attivo, doccia, colazione e via. Ora mi alzo quando non riesco più a tollerare il suono gracchiante con cui la sveglia mi richiama ai miei doveri, impiego qualche minuto a mettere a fuoco, mi servono almeno tre tentativi per mirare la porta del bagno, subisco la doccia, la colazione si è ridotta a un caffè e vado al lavoro solo quando ho mentalmente bollato come ignobili, ridicole o comunque poco credibili le 500 scuse che ho pensato per non andarci.

Vivo in un’epoca meravigliosa e lo so molto bene. Negli ultimi 30 anni la speranza di vita è aumentata di 7 anni (75,39 anni nel 1984 e 82,69 anni nel 2014) e i 70enni di oggi fanno cose che 30 anni fa non facevano neppure i 50enni. Le cellule epiteliali vengono usate per curare diverse disfunzioni, tra 10 anni (e non prima, checché ne dicano i media) sulle strade circoleranno milioni di veicoli a guida autonoma ed è molto probabile che quando avrò 55 anni ci sarà una tecnologia capace di mandare screening al mio medico in tempo reale.

Mio padre, che di anni ne ha più di 80, queste cose non le capisce. Le intuisce a grandi linee ma dire che le comprende è certamente esagerato. Per lui questo presente è un futuro a tendere. Ieri sera ho fatto ciò che ogni figlio dovrebbe fare di tanto in tanto, ho portato i miei genitori a cena. Tra una forchettata e l’altra mio padre, che aveva 27 anni quando il muro di Berlino è stato edificato, mi ha raccontato delle paure della sua generazione. La guerra fredda, il comunismo visto come la madre di tutti i mali e l’economia di mercato come l’unica panacea in grado di guarirli. Il femminismo, l’ecologia, le scoperte che hanno stravolto e travolto scienza, sociologia ed economia. Soprattutto, e alla sua voce fa da eco la mia, la speranza che – con la caduta del muro nel 1989 – avremmo potuto sperare in futuro più disteso, financo senza guerre. Speranza viva ma vanificata dagli Usa a fine 1989, con Just Cause, l’invasione di Panama voluta da George Bush padre e, pochi mesi dopo, con la Prima guerra del Golfo.

Oggi, a distanza di un quarto di secolo, c’è un presidente che avverte lo Yemen con bombe e missili lanciati da droni ed elicotteri, lo stesso che vuole costruire muri. Oggi, ancora oggi, sulla bocca di tutti gli uomini che fanno della tv un mezzo imprescindibile pure pagando il prezzo di pensare col cervello altrui, un uomo democraticamente eletto dovrebbe avere la facoltà di non essere disturbato durante tutto il suo mandato, esattamente come si diceva quando nel 1933 Hitler è diventato cancelliere del Reich. Quasi come se il cittadino contasse fino al seggio e poi, una volta esercitato il proprio voto, non avesse più voce in capitolo. Come se avesse lanciato un razzo che da terra non è più in grado di controllare. Oggi ci sono cittadini che non possono entrare negli Usa, una misura temporanea che sa più di legge razziale che di prevenzione. C’è l’intenzione di erigere un muro (anche se è poco probabile che ciò avvenga davvero), c’è un populismo ignorante e becero che dilaga, c’è gente che fa propaganda usando un mouse che collega compulsivamente al dito indice ma non al cervello. Mio padre e mia madre queste cose le riconoscono, perché sono scene che hanno già visto. E hanno paura anche se sanno vagamente cosa sia un mouse.

Ciao. Mi chiamo Daniele. Sto scrivendo un pezzullo con il computer e lo trasmetterò alla redazione via email. Però vi scrivo dai primi decenni del 1900. Da un’epoca in cui non c’ero, in cui i miei genitori avevano i pantaloni corti e le ginocchia sbucciate. E non è cambiato un cazzo. Un messaggio per gli uomini del quarto millennio: se state leggendo non fraintendete. Sappiamo benissimo che stiamo ripetendo gli errori del passato ma, al contrario dei nostri nonni, noi non abbiamo gli attributi, votiamo sempre gli stessi incapaci (e poi ce la prendiamo con loro), non sappiamo più cosa sia la tolleranza, odiamo tutto e tutti a prescindere. Che Dio abbia di voi la pietà che noi non abbiamo meritiamo.

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