Aldi: Prima i nostri? Non è un problema mio

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O così sembrerebbe, perché Sabrina Aldi, tanto cara a Boris Bignasca, è praticamente una deputata inesistente nella Commissione appositamente creata di “Prima i nostri”. Non solo è stata assente 4 sedute su 6, ma in una delle due in cui era presente, pare addirittura che se ne sia andata anzitempo. Una condotta vergognosa, soprattutto per chi ha chiesto a gran voce l’implementazione di Prima i nostri. E mentre lei latita, i suoi amici UDC continuano a proporre misure già esistenti o già proposte da altri. L’ultima di Chiesa? Tassiamo i frontalieri e gli immigrati. Evviva le guerre tra poveri, cosi mentre i lavoratori si sbranano tra loro noi andiamo avanti indisturbati ad assumere frontalieri disperati nelle nostre aziende e li facciamo anche pagare! Che spasso. Non una parola sui Bignasca, Pinoja e Siccardi che sulla pelle dei frontalieri ci campano e non ci hanno ancora spiegato perché non assumono ticinesi.

La tassa proposta da Chiesa ora era già stata vagliata e poi lasciata lì a macerare dallo stesso Blocher. Ci risiamo col gioco delle cavolate inapplicabili o illegali, tanto per dare in pasto ai ticinesi un po’ di ciccia da masticare. Inoltre una misura del genere, a sentire lo stesso tribuno zurighese, richiederebbe diversi anni per avere dei risultati. La proposta era, per non farsi mancare niente, avversata dal Consiglio federale perché, ovviamente, violava la parità di trattamento.

Una proposta simile, ma che andava a colpire le aziende che assumevano manodopera straniera, era stata portata avanti da Marina Carobbio. Se veramente le imprese avessero avuto bisogno di quella manodopera specializzata che non trovavano da noi, non avrebbero avuto nessun problema a pagare un pelino di più. Con quei soldi, sempre su proposta di Carobbio, si sarebbe costituito un fondo a favore dell’intergrazione degli stranieri.

E comunque già un anno fa, Quadri, sposando l’idea, aveva fatto una mozione al governo federale. La proposta fu bocciata dal Consiglio federale perché, ovviamente, violava la parità di trattamento.

Il punto, il nodo diciamo, comunque è semplice. Si cozza sempre contro la parità di trattamento: un lavoratore estero paga le imposte come uno svizzero, e non si capisce perché dovrebbe pagare una tassa in più. La paghi sull’etnia? Sul colore della pelle? Sarebbe ora che UDC e Lega la smettessero di illudere gli autoctoni di poter impunemente vessare i lavoratori, sia stranieri sia residenti, solo in base alla loro nazionalità. Se una persona lavora ha dei diritti inalienabili, a prescindere dalla sua nazionalità.

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