Briatore: “Ben vengano i ricchi”

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La proposta di inserire nell’ordinamento fiscale una flat tax (un importo forfettario di 100’000 euro) per i ricchi che vogliano prendere la residenza nel Belpaese, ha suscitato un certo clamore, soprattutto a sinistra. Ma ancora più clamore lo ha creato Flavio Briatore, villan rifatto dei nuovi ricchi italiani. Entusiasta della flat tax, Briatore in un’intervista rilasciata all’Huffington Post dichiarava:

“Ai radical chic che già mugugnano su questa norma dico che in Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro.”

Lasciamo perdere la gigantesca arroganza di uno che ti fa rimpiangere che non esista più la ghigliottina per ricchi e nobili, e andiamo a vedere che scartina è, in realtà, uno come Briatore.

Briatore, uomo senza cultura e senza reali capacità, nasce nel 1950, finite le scuole dell’obbligo si iscrive all’istituto per geometri, dove viene bocciato due volte e passa soltanto da privatista. Comincia a lavorare come maestro di sci e ristoratore, arrivando ad aprire un ristorante suo, il Tribüla, che in dialetto piemontese, come nel nostro, significa uno che fa fatica. Tribüla a quanto pare è anche il suo soprannome da ragazzo, ma di fatica Briatore non sembra averne fatta molta. Il Tribüla fallisce, e Flavio finisce a fare l’assicuratore a Saluzzo. Abile ad accompagnarsi con gente poco raccomandabile ma ricca, crea un sodalizio col finanziere palazzinaro Attilio Dutto, che viene assassinato di lì a poco, si suppone dalla malavita organizzata. Briatore allora si trasferisce a Milano, dove inizia a giocare in borsa. Lì conosce Caproni, quello degli aeroplani, che, in un guizzo di imbecillità, gli affida la gestione della holding del suo gruppo. I risultati sono decisamente negativi. Briatore consiglia a Caproni di comprare la Paramatti, che finirà in un crack in poco tempo. Briatore svolazza via di nuovo e ha un breve intermezzo come agente discografico, per poi darsi al gioco d’azzardo connesso a bische clandestine. Insomma un uomo da sposare, un vero gioiello dell’imprenditoria lombarda.

Scappa alle Isole Vergini per non essere processato e può tornare (di nuovo) grazie all’amicizia con Benetton, nel cui gruppo farà rapidamente carriera. Da lì la Formula Uno e il resto è storia, il Billionaire e altre quisquilie del genere, come il resort in Kenya e altri locali.

Incredibili sono i parallelismi con Trump, un fallito d’oro che è diventato presidente, perché anche l’attuale presidente americano, come Briatore, la ricchezza l’ha fatta soprattutto col suo brand, facendo credere alla gente al dorato sogno milionario. Sono entrambi bravi venditori, tutto qui. Venditori di fuffa senza scrupoli, accattoni della vera ricchezza e parassiti della società, altro che ricchi.

Sarebbe bello domandarsi che ricchezza abbia creato un pirla come Briatore in Italia, un villan rifatto, come dicevamo, che ha approfittato di amicizie influenti e anche poco pulite per arrivare dove è ora. Ma dov’è ora in realtà? E chi è Briatore? In fondo è uno dei tanti riccastri stronzi, fascistoidi e spregiudicati, uno che non sarebbe degno di allacciare le scarpe nemmeno dell’ultimo operaio della FIOM, che almeno porta a casa i soldi onestamente. Briatore impersona il disprezzo per chi è sfortunato, per chi non è farabutto e non ce l’ha fatta. Per quelli che infastidiscono la sua visione del mondo, gli ultimi, i diseredati, i modesti. Briatore è l’incarnazione di una destra squallida e crudele, una destra da combattere senza se e senza ma.

E anche da noi attenti, questa paranoia di attirare i ricchi è come aprire i casinò: l’illusione di soldi facili ci annebbia la logica. E la logica dice che i regali fiscali creano una guerra non solo tra stati, ma anche tra cantoni e che i ricchi come arrivano, se ne vanno. La vera sfida, per l’Italia e anche per il Ticino, è creare un mondo nuovo di lavoro futuristico, di immaginari e visionari progetti. Cerchiamo di essere oltre, di guardare avanti, senza ridurci a elemosinare le tasse forfettarie da questi grassi e tronfi paperoni.

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