Ci vorrebbero più Dadò

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Evvia, altri due indagati  per lo scandalo dei permessi facili, che fanno tornare alla ribalta Gobbi, oscurato negli ultimi giorni dalle raffazzonate scuse di Beltraminelli. Un 27enne agente d’assicurazioni e un 28enne della Divisione delle Risorse del Dipartimento finanze ed economia. Tutti e due svizzeri che fanno di nuovo aumentare il numero di coloro che sono coinvolti in questo pasticciaccio. A questo punto ci si domanda se si fermerà mai lo stillicidio. La Baby gang di truffatori, aumenta a dismisura coinvolgendo così ormai una quindicina di persone.

I due avrebbero favorito degli stranieri che cercavano un permesso di domicilio fornendo loro una dimora fittizia. La macchia d’olio che si allarga getta delle ombre ancora più cupe sul Dipartimento delle Istituzioni, facendo preoccupare i ticinesi. Non abituati a scandali di questo tipo e alla corruzione che sembra diventare quasi una prassi, i ticinesi sono basiti. Coloro che avevano ancora una visione del proprio Governo come integerrimo e corretto, si ritrovano amareggiati a non capire più nulla.

E in mezzo a questi pasticci, c’è, bisogna dirlo onestamente, qualcuno che riporta il campanile ( è proprio il caso di dirlo) al centro del villaggio. Il PPD Fiorenzo Dadò in un batter d’occhio ha lasciato la sottocommisione di inchiesta sui permessi e sul caso ARGO 1.

Dopo la lettera di Matteo Pronzini al Governo, lettera dove metteva in dubbio la correttezza dello stesso Dadò  che è legato sentimentalmente a una direttrice del DSS, il capogruppo PPD ha immediatamente abdicato.

Il conflitto di interessi che, grazie anche allo sdoganamento berlusconiano, è diventato una specie di ridicolo divertimento, per Dadò sembra essere una cosa seria. Eliminando ogni dubbio, Dadò lascia la sottocommissione. Inutile dire che non si possono che apprezzare delle scelte così perentorie in situazioni così delicate. La chiarezza viene prima di tutto e chi non ha le carte in regola deve, giustamente, ritirarsi. Dadò dichiara che secondo lui non sussiste nessun pericolo di conflitto, ma per evitare ogni dubbio si ritira.

Invece, Filippo Lombardi, che nel conflitto di interessi ci ha sempre sguazzato fino alla gola, non ha mai fatto apparenza di fare un passo indietro. E così tanti altri politici, che fingono contrizione ma poi non mollano mai il loro bel posto al caldo.

Usando una metafora primaverile, speriamo che Dadò sia solo il germoglio di un nuovo modo di fare politica. Un modo schietto, leale e mirato a fare l’interesse dei ticinesi.

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