Domande fetenti a una femminista spiritosa

Di

Françoise Gehring è un’amica. Impegnata politicamente probabilmente appena uscita dalla culla. Giornalista e sindacalista, sicuramente attenta al mondo delle donne, mi è sembrata l’interlocutrice adatta in questa giornata particolare che le donne però rivendicano per tutto l’anno.

Allora Françoise ti pongo una serie di domande sulla condizione femminile. Spero tu possa rispondere con l’intelligenza e l’acume che ti contraddistinguono. Donna oggi. Serva e gregaria o spaccaballe senza pietà?

Libera di scegliere, soprattutto.

Il tuo uomo ti aiuta nelle pulizie?

Quello che ho avuto sì ed era pure un mago tra i fornelli.

Se sì come mai, visto che lui lavora?

Perché non era rimasto fermo allo stadio di Cro-Magnon.

Vai a fare shopping con le amiche?

Of course.

Gonna o pantalone?

Infradito.

Il matrimonio te lo vedi in bianco tutto pizzi e fiorellini?

Volevo sposarmi in jeans, una mia amica mi voleva in Sari. Alla fine ero comunque in bianco, ma con pantaloni e piedi nudi… appena uscita dal municipio, taaaaaanti anni fa….

Ti piacerebbe far la mamma a tempo pieno?

Come faccio a risponderti? Non ho figli ma mi spupazzo quelli degli altri.

In cucina la patata è regina, e tu?

Aahhaahh, ti sei detto “le piazzo questa così si incazza… me la vedo già”. Sono ostinatamente repubblicana.

Uomo macho o uomo micio?

Miiaaaaooooo!

La notte due gocce di profumo e sottoveste in seta o pigiamone di flanella con gli orsacchiotti?

Miaooooo, sempre insieme a Tequila e Maya, le mie due vecchie gatte.

Ti senti più gattina o più pantera?

Vecchia lupa solitaria o gatta selvatica, sono un po’ bipolare.

Alla tua festa dalla tortona esce un uomo. Chi vorresti?

Pin Pin Cavalin sota al pè del taulin pan mol, pan fresc, induina che l’è quest!

Io e Françoise abbiamo scherzato, perché spesso le femministe sono accusate di non avere autoironia. Tuttavia le questioni femminili – dai diritti alla libertà di scelta – rimangono di stretta attualità, e non solo rispetto all’uomo. Un uomo che troppo spesso usa una presunta supremazia vidimata da religione e cultura (maschile). Nell’ultimo secolo passi ne sono stati fatti tanti: dal suffragio femminile all’accesso allo studio, ma la parità piena non è ancora stata raggiunta. Tanta strada c’è ancora da fare per considerare una donna una persona a parte intera. Nella giornata che celebra la lotta delle operaie agli inizi del Novecento, niente mimose, ma auguri sinceri a tutte le donne che possano, un domani, essere solo persone.

Persone libere di scegliere.

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