GISO, se ci sei batti un colpo

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Recentemente Marco Chiesa, consigliere nazionale UDC, ha attaccato la Gioventù socialista in merito al suo programma, legato alla migrazione e all’accoglienza. “Un bel programmino, non c’è che dire, (….) La gioventù socialista punta allo smantellamento della Svizzera. Nessuna frontiera, migrazioni illimitate e libertà di domicilio planetario.”

Ho pensato: ora risponderanno. Passa il tempo, che misuriamo in ore sui social non più in giorni: silenzio. Passa un giorno: silenzio. E sono convinto che anche domani passerà sotto silenzio.

Senza dare lezioni, un consiglio però mi sento di darlo ai membri della GISO Ticino, visto che il consigliere Chiesa è ticinese. Se non rispondete non sembrate “eleganti”. Semplicemente non esistete. E perdete un’opportunità per veicolare le vostre idee. Se nel piazzale della scuola un compagno continua a insultarvi e voi ve ne andate via a testa bassa, i vostri compagni pensano che siete dei codardi, non che siete dei superiori. Non vi piacerà. Ma è vero. Il sentire popolare, quello della gente la fuori, è semplice, tribale. Non amano le polemiche sterili, ma amano chi difende le proprie idee. Chi non lo fa dà automaticamente ragione all’avversario, abdica al suo ruolo di relatore e informatore dando l’impressione di vivere in una torre dorata.

Questo è il cancro della sinistra. Questa presunta superiorità che si traduce solo in antipatia da parte della cittadinanza. Parla, discuti, contrasta, esisti. Chi se ne va a testa bassa ha già perso e rimarrà isolato col tempo. E se questo ipotetico compagno se ne uscirà ogni tanto con un proclama, rimarrà comunque quello strano che vuole fare il superiore e nessuno se lo cagherà nella migliore delle ipotesi.

In un’epoca dove un tweet del presidente USA vale di più di un comunicato della Casa Bianca, il colpevole silenzio non è accettabile. Una reazione immediata, ribadendo anche serenamente i propri concetti è sacrosanta e doverosa. La gente là fuori non capisce il silenzio. Sarebbe bastato dire: “Gentile signor Chiesa, la ringraziamo per aver dato visibilità alle nostre istanze e cogliamo l’occasione per ribadire che sì, siamo internazionalisti, crediamo nell’unione delle genti di fronte alla chiusura e al razzismo imperante che viene fomentato dal suo partito. Razzismo che non fa il bene né degli immigrati né degli svizzeri, che rischiano un domani di trovarsi confrontati con problemi che altre nazioni gestiscono male da decenni. La soluzione è nell’integrazione signor Chiesa, ci provi, vedrà che la sua vita sarà più serena. Cordiali saluti.”

Ci sta, no? Invece la GISO, in due anni, è stata capace solo di polemizzare col suo partito di riferimento. Ciò non ha dimostrato la sua indipendenza, ma solamente che sa litigare con mamma ma non con quelli fuori casa. È ora di crescere ragazze e ragazzi, fateci essere fieri, a noi di sinistra, tutta la sinistra, di avere dei rompiballe ventenni di riferimento e non dei bamboccioni inerti.

La GISO, ma magari sbaglio, dovrebbe essere una fucina di rivoluzionari, di sogni, di idee gridate, non un gremio di burocrati legati a schemi e inerzie tipicamente da adulti (e non lo dico come complimento). Vorrei avere io ancora vent’anni, per rivoltare questo cantone come un calzino. E sono sicuro che invece oggi qua sotto ci saranno dei giovani socialisti a polemizzare con me, perché se è facile litigare in famiglia, è un po’ più difficile ribadire le proprie idee in piazza. Se non vi avessi voluto bene sarei stato zitto. Poi potrete anche giustamente dirmi, e chi lo vuole il tuo affetto? Bene, sfanculatemi, ma sono anche quelli come me che vi votano.

Compagno, come si fa la rivoluzione?” “Bisogna sognare”. Lenin

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