Ieri il Barcellona ha scritto la storia

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Succede, sì. Succede che un fiero amante del calcio come me trovi più interessante vedere un St. Mirren-Inverness di calcio scozzese che una qualunque partita che abbia in campo quei tuffatori, antipatici ed evasori fiscali del Barcellona.

Eppure quanto è successo ieri sera al Camp Nou è qualcosa di ascrivibile solo a una banda di alieni, alla metafisica pura, all’irrealtà che si fa realtà. Ieri, per 90 minuti, o semplicemente per gli ultimi 7, il calcio ha smesso di essere uno sport ed è diventato altro: il regno dell’inconcepibile, dell’impossibile che diventa possibile, realtà. E la realtà l’hanno scritta giocatori che al netto delle antipatie sembrano scesi da Marte. Il suggello finale all’impresa, il sesto gol segnato al derelitto Paris Saint-Germain, l’ha apposto Sergi Roberto, ultimo prodotto del vivaio del Barcellona. “Nosotros la cantera (vivaio), vosotros la cartera (portafogli)” dicono sempre i tifosi del Barça a quelli del Real Madrid. Ieri ne abbiamo avuta conferma.

Qui non si vogliono scrivere banalità come il “crederci sempre” o “quant’è bravo Messi”. Qui si vuole fare un elogio al Barcellona nel particolare ma al calcio nel concreto. Perché in una vita così arida, desolata e con tutto ciò che ci circonda sempre più prossimo allo sfascio è stato bello, per una sera, emozionarsi per una partita di calcio. Indipendentemente dal tifo, solo per la sua bellezza, per la sua poesia. Che è in un fangoso campo scozzese e nel Barcellona, nei bimbetti che guardi giocare a Cornaredo la sera dopo la scuola e negli occhi pieni di lacrime per la gioia di un tifoso del Barcellona inquadrato a più riprese ieri.

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