Il doppio passaporto è come amare due persone

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Lottare contro i doppi passaporti? Questa è la dichiarazione assurda che Quadri porta alla ribalta, rispondendo a Natalia Ferrara in merito al suo pezzo sul Corriere del Ticino. La deputata liberale, infatti, aveva espresso la sua opinione con uno scritto decisamente interessante e motivato, rispondendo a chi ritiene il diritto al doppio passaporto una nota di biasimo sociale. In poche parole, ai puristi come Quadri, non darebbero fastidio solo gli stranieri o gli svizzeri freschi di passaporto (Gobbi docet), ma anche coloro che essendo nati e cresciuti qua hanno il doppio attestato. Ma leggiamo alcuni brani del pezzo di Natalia Ferrara, che abbiamo estrapolato:

“… l’invettiva sulla doppia nazionalità è uno dei tanti veleni di cui sono pieni alcuni politici: come non chiedersi, visto quanto affermano, che scuole avranno frequentato, chi li avrà educati, di quali frustrazioni sono colmi e, soprattutto, quali incertezze identitarie nascondano. Ciò considerato, non nutro certo la speranza di far cambiare idea a chi usa il passaporto come una clava, conto, però, di rinfrancare le centinaia di persone che mi esprimono tristezza per questi attacchi ma anche le molte di più che pure ne soffrono direttamente, anche se in silenzio. (…) Dietro all’assurda accusa contro i cosiddetti “svizzeri di carta”, a maggiore ragione se al beneficio di due passaporti, c’è in fondo l’idea – drammatica – che la cittadinanza sia una sorta di razza o di fatto etnico. (…)

Quella della Lega, che durante il 9 febbraio e per “Prima i nostri” sembrava una battaglia per i residenti, si mostra oggi purtroppo per quella che è: totale astio per chiunque, a suo parere, non abbia un pedigree svizzero, salvo poi candidare serenamente persone di origine slava e italiana con simpatie naziste. Evidentemente quelli che hanno rinunciato alle loro radici per sposare la causa nazista ed elveticocentrica vanno bene. Ma forse hanno solo confuso un po’ le croci sulle bandiere. Ecco comunque Quadri, che rispondendo alla Ferrara, esprime il suo menefreghismo per i “doppisti”:

assicuro alla signora Ferrara che continuerò ad oppormi alla pratica del doppio passaporto anche con atti parlamentari a livello federale.”

Complimenti Lorenzo, sono proprio queste le battaglie che aiuteranno il Ticino a crescere, a progredire e ad essere una terra gentile e amata. L’oscurantismo medievale di certi ceffi leghisti lascia veramente basiti: vorremmo sapere dall’alto di quale pulpito si inneggi alla purezza razziale come viatico per avere dei vantaggi rispetto agli altri. E poi che ne sappiamo? Magari la nonna di Quadri era italiana, o nigeriana, ce l’ha il pedigree per almeno 8 generazioni come chiedeva Himmler alle SS?

Pensate a una cosa buffa. Io ho sposato un’italiana, nata e cresciuta qui. Ha il doppio passaporto come la Ferrara e così tantissimi svizzeri, anche leghisti e UDC. Ma di più: i miei figli, che possono sedere tranquillamente nell’aula patriziale di Onsernone e votare, hanno anch’essi il doppio passaporto grazie alla mamma, e lo vedono come un valore aggiunto. Tutti traditori della patria?

Lorenzo, sei davvero patetico e triste. Il Ticino che vuoi tu è un posto squallido, pieno di steccati, divisioni, cattiverie e angherie. Continuerai a batterti ? Bravo, lo faremo anche noi. E non siamo soli, anzi, siamo tanti. Sicuramente più di quelli che immagini. Lasciamo di nuovo a Natalia Ferrara le parole forse più adatte a far capire cosa voglia dire avere due storie e cui si vuole bene:

“A chi ha due passaporti si chiede di scegliere, sottintendendo con ciò una forma di doppiezza nella loro condizione. Di che scelta, in realtà, stiamo però parlando? Non già tra due Paesi ma, in verità, tra due storie: la propria e quella dei propri genitori. Mettere i figli (bi-nazionali o no) contro i loro genitori (stranieri) è una delle conseguenze (o uno degli obiettivi?) più perfidi delle invettive contro chi ha più di un passaporto. Far sentire madri e padri in colpa, dividere le generazioni tra chi è diventato svizzero e chi, da straniero, lo ha generato, chiedere ai figli di scegliere tra un Paese e una storia familiare è vile almeno quanto trovare soddisfazione nella caricatura, nella derisione, nell’invettiva. (…)”

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