La sindrome dell’ultima parola su Facebook

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Di solito Facebook lo vivi bene. In fondo è un innocente divertimento che non sottrae troppo tempo alla tua vita. Entri ed esci quando vuoi, guardi le foto, metti qualche “mi piace”, scrivi la prima cosa che ti passa per la testa su un argomento leggero, leggi i commenti, rispondi amabilmente. La cosa finisce lì, senza conseguenze. Ma può capitarti di commettere un terribile errore che rischia di compromettere la tua serenità.

Succede quando, in un momento di distrazione, cedi all’impulso di scrivere qualcosa su argomenti caldi, di quelli che dividono la gente in fazioni contrapposte pronte a scannarsi con il coltello tra i denti. Non è questo l’errore, hai il diritto di esprimere la tua opinione su qualsiasi cosa. Lo sbaglio viene dopo. Facciamo un esempio: un giorno scrivi “Bianco” ma tra i tuoi amici c’è un sacco di gente convinta che tu abbia affermato una cosa sbagliatissima, perché pensano che la verità sia “Nero”. I più fanatici hanno la strana abitudine di far notare tale diversità di vedute con modi pacati come questo: “Bianco è una stronzata e chi non lo pensa è un decerebrato analfabeta, nonché indegno di inquinare il mondo con la sua idiozia, quindi fammi il piacere di prostrarti ai miei piedi e nessuno si farà male”. Quelli sono i più facili da affrontare: niente può costringerti a sopportare la loro violenza verbale, quindi ti basta bloccarli. Il pericolo più insidioso viene dai commentatori che vogliono incastrarti in una civile contesa dialettica non priva di sarcastiche frecciatine e senza esclusione di colpi. Costoro hanno una sinistra peculiarità: non mollano finché non hanno l’ultima parola. E allora ti trovi davanti a un bivio.

Una voce dentro di te cerca di metterti in guardia e consiglia di non tirarla per le lunghe: “Rispondi una sola volta, poi esci da Facebook e dimentica questa brutta faccenda. Hai un una vita, non puoi perdere la giornata per controbattere”. Quella voce rappresenta la saggezza. Ma tu rispondi per le rime, il tuo interlocutore fa altrettanto, e dopo due o tre scambi è in atto un vero e proprio duello che durerà ore, giorni, forse anni. E ogni contendente vuole vincere. Ma la vittoria esiste realmente? Supponiamo che tu abbia ragione e che le tue argomentazioni siano a prova di verifica sperimentale basata sul metodo galileiano. Il tuo avversario sarà mai disposto ad ammetterlo? Certo che no. Mai nella vita. Quindi la scelta giusta è un’altra. Cerca la chiarezza, non l’annichilimento del tuo avversario. Spiega la tua posizione una volta per tutte, per non correre il rischio di essere frainteso, poi spegni il computer. Non è una fuga, non ti sei tirato indietro, hai espresso ciò che dovevi esprimere, devi essere fiero di te. Fatto? Sei più tranquillo? No? Ok, accendi di nuovo il computer e annienta quel bastardo.

Non puoi dargliela vinta.

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