La verità ti fa male

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L’altro giorno, scorrendo il diario di FB, mi imbatto nella foto “new look” di un’amica.

Diciamolo subito: è una di quelle amiche belle, ma proprio baciate in fronte dalla natura. Bella da bambina, bella da ragazzina, direi splendida da donna. Una che sembra non invecchi mai. Una con splendidi capelli naturalmente ramati: pieni, mossi e ribelli come il suo carattere.

Be’, si diceva: nuovo look e… sbam! Una legnata, vederla con un caschetto biondo guarnito da un’orrida frangia!

Naturalmente, sotto la foto una pletora di “bella”… “Bellissima!”… “Stai da favola!” Non ho scritto nulla. Che afflizione, vederla così. Improvvisamente tutti i suoi anni sulla faccia. Un colore non suo, un taglio abominevole. Da vecchia. Ecco. Non ho scritto nulla perché facciamo tanto i liberi, i sinceri, gli sportivi, ma la verità fa male.

Una mia amica, negli anni ’90, si è sposata con un’acconciatura (che andava anche abbastanza di moda in quegli anni) così obbrobriosa che sembrava più cessa della Maga Magò Disney. Con un rosso Vanoni e ciuffetti che sparavano da ogni dove, tenuti insieme da mollettine a pinzetta che neanche quando mi faccio la ceretta. Ecco, cosa fai? Il giorno del suo matrimonio le dici che quando guarderà le foto, tra dieci anni, vorrà seppellirsi seduta stante? No, non lo fai. La verità fa schifo.

Immaginatevela, la verità, spiattellata ogni giorno. In riunione, con la collega che puntualizza sempre (oddio, magari sono io!), rispondere: “ehhhh, ma che sega, ne hai sempre una!” Quando avete amici a cena ed uno specifica che non mangia la cipolla: “ehh ma cheppalle, hai sempre qualcosa da dire sul cibo: passa la voglia di invitarti!” Quando incontrate un’amica:

“Stai bene?” – “Sì, grazie!”- “ahhh, meno male, perché hai un colorito da malata che fa paura!”

E, idem come sopra, sotto il nuovo look dell’amica scrivere “Nuooooooo!!!! Ma perché lo hai fatto???? SEMBRI VECCHIA!”

Ecco, la verità fa male, malissimo. Provate ad immaginare di ricevere quello che vi verrebbe naturale dare. Senza cattiverie, senza maleducazione. Saremmo molto naif. E odiatissimi, ovvio.

Ma, se allarghiamo il pensiero al mondo che ci circonda, la diplomazia internazionale non è forse l’esercizio di censura della verità? Superpotenze che si sorridono ai tavoli di dialogo delle Nazioni Unite ma che si disprezzano in profondo o, altrettanto vero, colossi che fingono di guardarsi in cagnesco ma mangiano dallo stesso piatto.

Se la coerenza fosse di questo mondo, diremmo la verità sul taglio di capelli dell’amica ma la avremmo anche da chi, ogni giorno, ci racconta che va tutto male o che va tutto bene, omettendo di essere sincero. Forse potremmo allora, e solo allora, esercitare i nostri diritti di cittadini in modo davvero onesto, potremmo rispettarci di più.

Forse saremmo più soli, o forse ci abitueremmo a specchiarci negli altri come facciamo nel bagno di casa nostra: con pregi e difettacci, con occhio indulgente o impietoso, ma pur sempre con la serenità di scegliere di essere chi vogliamo, fosse anche con un taglio di capelli nuovo ed orripilante.

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