Libero giornalista in libero Paese?

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All’infuori della Svizzera, in nessun Paese libero un giornalista può essere condannato per “diffamazione e concorrenza sleale” per aver denunciato, con documenti ineccepibili, un grave errore chirurgico e le inadempienze e anomalie verificatesi in un ospedale. E purtroppo non è neppure la prima volta.

Sul sito INFOsperber l’autorevole editorialista di Zurigo Urs P. Gasche ricorda un clamoroso precedente: nel 1998 la SSR fu condannata per “concorrenza sleale” dal Tribunale federale al versamento di mezzo milione di franchi per aver diffuso in “Kassensturz” (l’”A conti fatti” della DRS) un servizio critico sull’analgesico “Contra-Schmerz”. Da allora la controversa legge sulla “concorrenza sleale” pesa come una spada di Damocle sul lavoro di coloro che osano ancora praticare, di tanto in tanto, un giornalismo d’inchiesta. Gli interrogativi posti dai giornalisti del Caffè dopo la tragica amputazione dei seni di una paziente e ritenuti “diffamanti” riguardano il funzionamento e la sicurezza delle strutture sanitarie. Come tali ci toccano tutti da vicino e sono quindi di straordinario interesse pubblico. Urs P. Gasche teme tuttavia che se il Gruppo Genolier (cui appartiene la clinica Sant’Anna) riuscisse a dimostrare che le rivelazioni del Caffè hanno portato a una calo del numero dei pazienti la Ringier, editrice del settimanale, potrebbe subire una pesante sanzione pecuniaria.

Una chicca per concludere: presidente del consiglio di amministrazione del Gruppo Genolier è Raymond Loretan, già presidente della SSR dal 2012 alle 2015 e il legale difensore della clinica è l’avv. Edy Salmina, già responsabile dell’informazione della RSI. In altri tempi avrebbero forse firmato per primi l’appello in difesa della libertà stampa promossa dal settimanale.

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