Quella Destra che combatte Trump

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Se il presidente Trump annunciasse che la Corea del Nord ha lanciato un missile atterrato nel raggio di 100 miglia dalle Hawaii, la maggioranza degli americani gli crederebbe? Lo farebbe il resto del mondo? Non ne siamo sicuri, visto il danno che il signor Trump sta facendo alla sua presidenza con il suo flusso apparentemente infinito di esagerazioni, accuse senza prove, smentite poco plausibili e altre falsità”. Questo è l’attacco dell’articolo intitolato “La credibilità di un presidente” pubblicato pochi giorni fa dal principale quotidiano di destra in America, il Wall Street Journal.

Un altro caso che il quotidiano economico riporta è il rifiuto di Trump di ritrattare il tweet dove accusò Obama di aver complottato alle sue spalle. E non ci vuole molto a capire come una destra seria come quella rappresentata dal WSJ uno come Trump non lo possa tollerare: un tycoon con una diplomazia pari allo zero, che twitta dal suo account personale, che bandisce i giornalisti dalla Casa Bianca trollando chiunque – come scrive il New Yorker -, che spedisce portavoce e addetto stampa a coprirsi di ridicolo parlando di fatti alternativi potrà mai essere difeso da chi qualche decennio fa – non un’era geologica – votò Bush senior? Tutto cambia, e anche la destra: chiaro. Tutto cambia e da right si passa ad alt-right, dal Wall Street Journal si passa a Breitbart, da intellettuali come Fukuyama si scende ad apprendisti stregoni come Steve Bannon.

Eppure è da destra che a Trump e Paul Ryan sono mancati i voti per smantellare l’Obamacare: si è letto, soprattutto sul Washington Post e sul New York Times, di drammatici incontri nell’ufficio dello speaker della Camera Ryan tra le varie correnti dei Repubblicani, di scontri, lotte, battaglie. E alla fine sì l’ostruzionismo dei Democratici, sì l’idea di lasciare milioni di americani senza assicurazione ma il primo fallimento parlamentare dell’era Trump è stato firmato da più di trenta deputati Repubblicani di ogni corrente, moderati come Freedom Caucus. E, come scritto dal Corriere della Sera di sabato, se la Destra ha bloccato la conduzione aziendalista di Trump sul primo, ma non fondamentale, snodo dell’azione governativa figurarsi cosa farà quando si parlerà di riforma delle tasse. Si è opposta al degrado, la vera Destra.

Ma è appunto questo degrado che dovrebbe spingere persone come Marcello Foa ad essere più prudenti nel difendere un Trump attaccato “dalla sinistra” e che spesse volte viene dipinto come neanche San Sebastiano. Il segnale più preoccupante, in tutto questo, è anche quello che proprio Foa dovrebbe captare per primo: quel Berlusconi che nel 1994 promise la rivoluzione liberale, mise insieme i moderati ex socialisti e di centrodestra, spinse alla moderazione l’ex MSI di Fini è passato, col tempo, a far da stampella alla alt right in salsa padana. E proprio Foa, da affermato redattore de il Giornale assunto da Indro Montanelli, ora è passato ad aizzare le – per ora non travolgenti, ma chissà – folle ai convegni organizzati da Salvini. Lo spostamento sempre più a destra non è il motivo per cui chi quella destra conservatrice l’ha fondata, plasmata e raccontata come il Wall Street Journal o la famiglia Bush ora è spaesato e si chiede, appunto, di che credibilità goda oggi la persona più importante e influente del mondo?

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