Quella scritta sul muro, Igor Righini e le eccellenze

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Dalla finestra del mio ufficio si vede un muro con una scritta epocale: “Irlanda libera”. Non dice da chi, Libera e basta. Meraviglioso. È una scritta bruttina, fatta con mano tremolante con un azzurro un po’ titubante, ripassata più volte per dare maggiore spessore ai caratteri. Ma il concetto è bellissimo.

Lo esprime Igor Righini in un suo status su Facebook, con cui richiama alle responsabilità senza però usare il pennello partitico per scrivere sui muri frasi che si spengono insieme all’effetto che fanno.

Il Ticino è la terra più bella del mondo, in senso olistico e non calibrato sui panorami da cartolina. Una terra che da umile e castagnara ha saputo diventare sofisticata e libera, grazie all’innegabile apporto degli svizzeri, degli stranieri e di una politica lieve che – per decenni – ha lasciato emergere gli attori senza soffocarli.

Negli ultimi decenni la situazione è cambiata, certo, ma resta innegabile l’enorme potenziale del Cantone ed è di questo che bisogna parlare, è da questo che bisogna ripartire.

Ha ragione Righini, nell’invocare l’unità di intenti e la serietà con cui è necessario (cito testualmente) “fare le pulizie di primavera” perché se il cittadino – giustamente – pretende risposte dalla politica, allora è giusto che questa possa esprimersi senza zavorre partitiche incapaci di apportare valore. Perché “pagüüüra”, partitume, kompagni e uregiatti sono sputi lanciati nel vuoto.

Le eccellenze in Ticino sono tantissime, molte più delle indecenze che appaiono sui media. Ci sono strutture per anziani che meriterebbero 5 stelle, ci sono medici, ospedali e cliniche ineccepibili. Ci sono datori di lavoro che hanno ben chiari i rispettivi compiti e le ricadute sociali di cui sono responsabili. Ci sono politici che lavorano bene e che hanno idee valide.

Concentriamoci su questo e aiutiamo il Ticino nel suo risorgimento. Senza smettere di essere vigili e senza accontentarci di ciò che ci viene offerto dalla politica.

E, per favore, basta con la barzelletta secondo cui le istituzioni non possono essere criticate: un popolo capace di muovere critiche costruttive al governo e alle sue ramificazioni dovrebbe essere benedetto da ogni governante.

Ticino libero! Senza dire da chi.

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