Quello che le donne…

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Ci sono i luoghi comuni. “Noi donne abbiamo una marcia in più”, “donne al volante, pericolo costante”, “chi dice donna dice danno”, “gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” e così via. Ci sono i fatti: diritti delle donne ancora calpestati in molte parti del mondo, femminicidio, stipendi più bassi rispetto a quelli degli uomini, mamme lavoratrici che vengono discriminate sui posti di lavoro e così via. Poi c’è la festa della donna. Come per tutte le feste comandate nutro sempre qualche perplessità, come se ci fosse bisogno di questa festa per riconoscere il valore di una persona, in questo caso di una donna, fidanzata, compagna, amica, madre, figlia, non che sia.

Le nostre antenate, magari le nostre nonne o le nostre mamme, hanno lottato per quei diritti che a noi sembrano scontati ma che non lo sono per niente. Lo sapevate che in Svizzera le donne possono votare solo dal 1971? Cioè da un micro secondo fa? E che nel 1959 il diritto di voto e di eleggibilità per le donne è stato respinto dagli uomini svizzeri a maggioranza di due terzi? Ci sono donne e uomini che ancora oggi ogni giorno si battono attivamente per la parità dei diritti. A loro va la mia riconoscenza, ma se vogliamo che la festa della donna abbia un significato più profondo allora tutti noi dobbiamo iniziare a cambiare il nostro modo di pensare. E boicottare per esempio un ristorante locarnese che come menù dell’8 marzo offre: – A Gambe(roni) aperte nel bosco – Vitellina mia – Tiralo-su il cubano – Il Grappolo spremuto – Il Tuca Tuca al bar Laguna Seduta completa franchi 45.

Ma su ragazze, avremo Swarovski a disposizione sui tavoli, come possiamo lamentarci? Non vediamola come un’offesa, ma come della sana ironia. Non vediamola sempre come la donna oggetto, che serve solo ad aprire le gambe per soddisfare l’uomo, perché alla fine della seduta completa ci regaleranno dei meravigliosi Swarovski…

Donne, la strada è ancora in salita, rimbocchiamoci le maniche. Insegniamo ai nostri figli, alle generazioni future il rispetto verso l’altro sesso. Amiamo quello che siamo, con i nostri pregi, i nostri difetti, la nostra cellulite, le nostre rughe. E con la grinta delle leonesse.

Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tarpato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una Donna!” William Shakespeare

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