Razzismo e social, un bravo al Quotidiano

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Qualche giorno fa, il Quotidiano ha affrontato uno speciale su web e razzismo. Naturalmente in immagine sono passati anche i documenti tratti dagli articoli di GAS che erano serviti a smascherare personaggi, appunto, con simpatie naziste. E, nel montaggio, ha trovato spazio una piccola perla: l’intervista a un Robbiani decisamente sottotono che in merito al suo post sui sacchi della spazzatura paragonati a delle donne in burqa, dice:

“Ho preso un post e l’ho pubblicato. In sostanza un post che raffigurava un sacco della spazzatura e una donna con il burqa.. Io effettivamente l’ho fatto così, magari scherzosamente o per fare una satira però dopo mi ritrovo i giornalisti, che non subito il giorno dopo ma dopo 15 giorni cominciano a chiamarmi che c’è stato un gran polverone per questo post e un po’ stupito dico no bon chiedo scusa e per me la cosa è finita.”

Naturalmente il tutto corredato dal suo onnipresente sorrisetto strafottente. Robbiani si era anche distinto in passato, tra le altre cose, con commenti al limite dell’assurdo in merito all’ISIS, per i quali era stato anche mazzuolato dal ministro Gobbi

Ci ricorda Martine Brunschwig Graf, presidente della Commissione federale contro il razzismo:

“La Svizzera ha sottoscritto da più di 20 anni la convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. La legge contro il razzismo prevede che si può essere puniti sia che si condivida pubblicamente sia che si ritrasmettano simili messaggi. Ossia, non si è al riparo solo perché non è farina del proprio sacco. Se si decide di pubblicare o non ci si distanzia si dimostra di essere d’accordo. Questo ci rende responsabili e se si è responsabili si è anche punibili.”

L’80% delle denunce per violazione della norma contro il razzismo, avvengono infatti tramite post su internet. Il clima attuale, avvelenato da 25 anni di razzismo da parte del Mattino della domenica, fa ormai schifo. Sui social troviamo spesso del materiale al limite dell’infamità, con persone che non hanno nemmeno la minima idea di poter essere perseguiti per legge per quello che scrivono. Speriamo ardentemente in un cambio di rotta, perché fomentare razzismo e rabbia finisce per ricadere su tutti noi, che pagheremo a breve o a lungo termine questa maniera scriteriata di fare politica.

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