RSI-Rotaris: i veri interessi in campo

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Andiamo con ordine, perché ce n’è bisogno per raccapezzarci in questa storia. Tutto inizia domenica 19 febbraio, quando a “Il Gioco del Mondo”, sulla RSI, è ospite Maurizio Rotaris, ex terrorista di Prima linea e da anni attivo nel sociale. Proprio questa sua esperienza nel campo della solidarietà lo ha portato a vincere un importante premio conferitogli dai direttori di quotidiane e riviste italiani – compresi i destrorsi Sallusti e Feltri –, col patrocinio del Comune di Milano e della notoriamente leghista e ciellina Regione Lombardia.

Una presenza che ha fatto aprire un fuoco incrociato nel quale, ripetiamo, capirci qualcosa è difficile. Buon primo – guarda che caso – è stato Fabio Pontiggia. Colui che diede del “cattivo maestro” a Umberto Eco suscitando l’ilarità generale, ‘stavolta se l’è presa con la RSI rea di aver reinvitato Rotaris sette anni dopo averlo già fatto, chiedendosi perché egli sia un habitué a Comano. A stretto giro di posta è arrivata la replica di Sergio Savoia, il quale ha, riassumendo, detto che più abbondano e più sono pretestuosi gli attacchi a un ente come la RSI, più vuol dire che sei indipendente. Apriti cielo.

Fabio Regazzi, manco a dirlo, prende la rincorsa ed entra a gamba tesa nel dibattito affermando come la RSI “abbia sbroccato un’altra volta”. “Cosa ha di meglio da raccontare a noi, un ex-terrorista italiano rispetto a tanta gente che anche qui in Ticino si prodiga a favore degli emarginati?” E ne ha anche per Savoia, del quale, con l’eleganza che lo contraddistingue, ha vergato: “Quanto a Savoia, io gli direi (senza cattiveria): “Sergio, i tuoi disastri li hai fatti, e quello che volevi l’hai (miracolosamente) ottenuto. Non potresti cogliere l’occasione per stare zitto?“

 Anche Luigi Pedrazzini, in qualità di presidente CORSI, ha fatto sentire la sua voce. Dopo aver stigmatizzato il comportamento di Savoia, ha affermato che “da parte della RSI avrei preferito, e mi sarei aspettato, una risposta diversa, attraverso un confronto aperto in televisione fra Fabio Pontiggia e il responsabile del programma “Gioco del mondo”. Se Realini o qualsiasi dirigente della RSI dovessero fare un dibattito televisivo con chiunque avanza critiche verso Comano i palinsesti sarebbero stravolti e abiterebbero nei nostri salotti, siamo seri. Il problema è un altro, come dice Renzo Galfetti in replica diretta a Regazzi: è stato fatto “buon giornalismo, serio e responsabile”. Ed ecco perché è stato criticato.

Inoltre, come se non bastasse, è arrivato il carico da novanta. In tutta questa storia, in un documento il sindacato SSM non ha trovato niente di meglio da fare che contestare l’uso dei social da parte di un dipendente, in questo caso Sergio Savoia. Ci permettiamo sommessamente di far notare come l’SSM avrebbe forse dovuto occuparsi di tre questioni parecchio più importanti.

  1. La difesa del giornalista Damiano Realini, che ha fatto semplicemente il suo lavoro di giornalista;
  2. La difesa dell’ente dagli attacchi politici. Non è Realini il giornalista a dover stare attento a quanto ha fatto, quanto invece Fabio Regazzi. Nelle sue vesti non di cittadino qualsiasi, ma di Consigliere nazionale, egli di fatto ha invaso il campo dell’informazione. Ed è un fatto parecchio pericoloso;
  3. Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI, che dovrebbe difendere l’ente di Comano, e che invece guarda caso quando le critiche arrivano da una certa parte politica improvvisamente si dimentica del suo ruolo e si accoda.

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