Siamo tutti in pericolo, non solo la SSR

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Se veramente al centro dell’attenzione ci fossero l’informazione, il suo prestigio e il suo ruolo, buona parte del penoso teatrino sul canone si sarebbe riusciti a evitarla. Non nel dibattito pubblico, per carità: c’è chi non vuol pagare il canone perché viene trasmesso un documentario su Chomsky e chi cazziò Canetta perché a Sportsera i risultati dell’hockey vengono dati prima delle sintesi. Ma tra gli attori protagonisti del mondo dell’informazione, che sempre più sembrano dimenticarsi della situazione nella quale siamo.

Come ha timidamente fatto notare Michel Guillaume su Il Caffè due domeniche fa, davanti a una situazione sempre più complicata l’informazione tutta dovrebbe farsi una bella seduta di autocoscienza collettiva e rendersi conto di che mondo c’è là fuori. È il mondo di Breitbart, delle scie chimiche e delle fake news. È un mondo dove se si chiede a una persona dove ha letto questa o quella notizia, quella persona risponde sempre più spesso “Facebook”. È un mondo dove tra il 70 e l’80% delle persone che si informano su internet lo fanno da dispositivi mobili, usando le App grazie alle notifiche push o cliccando la singola notizia trovata per caso come che no su Google o sui social. È un mondo dove le homepage dei principali siti d’informazione potrebbero avere di fianco Platone e una pornostar e nessuno se ne accorgerebbe, perché il modo di usare internet è già cambiato, rendendo obsolete concezioni di soli quattro o cinque anni fa. E si sta parlando solo dell’online.

Il nemico, in quel mondo là fuori, è la disinformazione continua. SSR, Ringier Axel Springer, Tamedia e privati vari questo devono capire. In ballo non ci sono solo i loro interessi, c’è qualcosa di più importante – e imprescindibile – per una nazione. Quando i privati decideranno di smettere di far la guerra alla SSR grazie al lobbysmo di (molta) politica, quando tutti – ma tutti davvero – si renderanno conto che protagoniste devono tornare le notizie e le analisi, i commenti e le statistiche allora sì, che potremo confrontarci. Prima, quindi finché vorranno parlare dei loro interessi economici e finché la SSR vivrà sotto minaccia di essere presa a cannonate assieme al concetto di servizio pubblico, dispiace, ma non si potrà avere un dibattito che abbia al centro l’unica protagonista possibile: l’informazione.

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