Un giornalismo di qualità necessita di un CCL

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Le cose per il mondo dell’informazione non vanno bene, soprattutto in Ticino. E sabato ad aver preso per l’ennesima volta posizione è stato syndicom, il sindacato della comunicazione, con una risoluzione assembleare approvata all’unanimità.

La mancata regolamentazione del settore dei media ha contribuito all’aumento generalizzato dei carichi di lavoro e al peggioramento delle condizioni lavorative dei giornalisti”, afferma syndicom che, davanti a una situazione sempre più grave e pericolosa, “esprime forte preoccupazione nel constatare che gli editori ticinesi, invece di affrontare questa drammatica situazione cercando soluzioni adeguate per rilanciare la qualità dell’informazione, intervengono tagliando le risorse e peggiorando le condizioni lavorative.

La soluzione, ribadita con forza ma battaglia sindacale da parecchio tempo, è la possibilità di concordare un Contratto Collettivo di Lavoro nei media “per garantire un giornalismo di qualità in difesa del nostro sistema democratico”.

È francamente assurdo che chi ha il compito di analizzare e raccontare i fatti, il mondo che ci circonda e le decisioni che vengono prese quotidianamente non sia tutelato. Viviamo tempi dove fare un’inchiesta ti porta all’accusa di concorrenza sleale, dove il lavoro dei giornalisti è sempre più soggetto alle lune degli editori, dove un partito politico può permettersi di offrire valanghe di milioni per il gruppo Blick. Chiedere che chi opera nel mondo dell’informazione sia tutelato da un CCL come succede in Romandia non deve essere solo una giusta battaglia sindacale, perché è nell’interesse di tutti: sia dei giornalisti, sia dei lettori.

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