3 aprile, quello vero

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3 aprile: a San Pietroburgo fanno ancora 9 gradi, di massima. La primavera è ancora lunga ad arrivare. Se mai sei stato a San Pietroburgo, o in qualunque grande città russa, lo sai che la metropolitana, oltre ad essere un posto frequentatissimo, è anche il luogo dove tu potresti mangiare per terra da tanto che è pulito. Sono salotti sotterranei, una delle tante eredità del regime sovietico. Un fiore all’occhiello per le città russe, San Pietroburgo tra le prime, essendo la città sulla Neva aperta e propensa al turismo di stampo occidentale. E questa tradizione tutta russa la conosce bene un ragazzo di una ex repubblica sovietica che per sei anni ha respirato quell’aria, e sa che se vuoi colpire e far male in una città come San Pietroburgo non è all’Ermitage o alla Madonna di Kazan che devi colpire, ma là sotto, nel salotto buono della città, in metropolitana. 14 morti, una cinquantina di feriti, ma soprattutto una città intera terrorizzata. Per questo si chiama terrorismo, perché oltre a distruggere e ad ammazzare, il suo scopo è terrorizzare chi sopravvive. Tutti i media hanno sottolineato la coincidenza degli attentati con la presenza di Vladimir Putin in città, ma un’altra coincidenza ricorreva nell’ex capitale russa.

Un altro 3 aprile, cent’anni prima, in una mattinata come quella dell’altro giorno, frescolina e ancora lungi da definirsi primaverile. La metropolitana è ancora una chimera del progresso. Un treno, partito giorni prima da Zurigo, arriva alla stazione dell’allora Pietrogrado. Scende un omiciattolo tutto tirato insieme nell’ enorme cappotto bruno e una coppola a coprire una testa altrimenti già troppo scoperta. Ha con sé una valigia, ma senza bomba. La bomba la porta dentro di sé, sono le sue idee e i suoi valori. All’anagrafe quell’uomo risponde al nome di Vladimir Il’ič Ul’janov, ma lo conoscono tutti con il suo pseudonimo più famoso: Lenin. Da quel giorno mancheranno 7 mesi e 4 giorni alla presa del potere da parte dei Soviet.

A pochi giorni dall’attentato la metropolitana di San Pietroburgo è tornata a funzionare, la gente torna alla vita di tutti i giorni, si torna a vivere là sotto, in quei posti sotterranei magnifici. L’attentato è già volutamente solo un ricordo. Qualcuno scenderà ancora dal metrò con un garofano rosso in mano e andrà a posarlo alla fiaccola eterna al Campo di Marte, dove la fiamma della Rivoluzione ancora arde da cent’anni a questa parte, ricordando il 3 aprile, quello vero.

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