Bellinzona regina di cuori

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Ieri è successo qualcosa di importante. Alcuni diranno che non è una vittoria, e che quello che è successo non sia epocale.

Sbagliato.

Io non penso alle persone. Domani magari Pelin Kandemir, Ivo Durisch e Igor Righini non ci saranno più. D’altronde è la vita naturale di un movimento politico. Persone che vanno e persone che vengono.

Ma i fedeli, quelli che ci credono, la base rimangono. Fino alla fine. A votare quelli che verranno dopo, per portare avanti le proprie idee.

Non lo facciamo per vantaggi, che siano il lavoro, una commessa, un appalto. Lo facciamo per l’idea, perché ci crediamo. La vittoria di Mario Branda e dei socialisti di ieri è invero epocale. Sì, i socialisti hanno perso un seggio, a scapito del mucchio selvaggio dell’UDC, Lega, Noce, indipendenti, Biancaneve e i sette nani. Un gruppo che non ha idee, se non quella di accaparrarsi un seggio in municipio. Il solito seggio che guadagna la Lega a scapito degli utili idioti. Ma il Partito Socialista lo ha perso di fronte a un’ondata che avrebbe dovuto schiacciarli. Il sindaco Branda con i suoi amici era solo, di fronte a una marea di comuni a maggioranza liberale, ed è riuscito comunque non solo a mantenere il sindacato di quindicina, ma anche a far mantenere al suo partito una marea di voti, un’ipoteca che gli altri partiti non potranno ignorare.

Il PS, inoltre, seppur ridimensionato in Consiglio Comunale, può avvantaggiarsi della complicità dei Verdi, dell’MPS e del POP. Raggiungendo così un buon 20%. perché coi Verdi, l’MPS e il POP magari non sempre andiamo d’accordo, ma perseguiamo le stesse idee con diverse sfumature. E non è retorica. Ricordiamo il 90% che ci unisce piuttosto del 10% che ci divide. Ieri in piazza c’era davvero il popolo. Quello delle bandiere e della gioia, quello che crede nel futuro e nel comunicare a tutti la propria idea. A me non interessa se tra di noi litighiamo. Lo faccio anche nella mia famiglia, ma mi interessa che poi capiamo quale sia il bene comune e che questo bene lo perseguiamo insieme.

Oggi Bellinzona è rossa. Non tanto nel furore, quanto nell’armonia, nella concordanza, a dimostrazione che un’amministrazione con una guida di sinistra può funzionare e diventare grande. La speranza, non così peregrina, è che tutti i partiti lavorino per creare qualcosa di bello, di intrigante, di affascinante, perché Bellinzona è una città dannatamente bella e può migliorare. Che tutti lavorino insieme come quando, questa città, l’hanno sognata, l’hanno vista nelle loro fantasie, l’hanno costruita e realizzata.

Che tutti si uniscano, senza tante balle, per rendere Bellinzona la regina che si merita. Una regina di cuori.

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