Brexit, gli inglesi cambiano idea

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Che la destra avesse inneggiato alla Brexit è un fatto. Che molti vedessero come non così vantaggiosa questa uscita era anch’esso un fatto, ma le chiacchiere si suddividevano sterilmente tra le due fazioni, non avendo nessuno dei due contendenti prove a suffragio delle proprie argomentazioni.

Oggi, che di mesi ne sono passati quasi 10, un sunto si può fare al saldo delle chiacchiere. Mentre Deutsche Bank annuncia che probabilmente sposterà sul continente 4’000 impiegati, un sondaggio YouGov, un istituto di statistiche ritenuto tra i più autorevoli, rileva che il 45% dei britannici si rincresce per la Brexit, contro il 43 che la ritiene ancora una buona soluzione. Sembra poco, ma basti pensare che anche lo scarto che favorì l’uscita dalla UE fu basso, il 52% di sì contro il 48% di no.

Altri segnali poco felici ci sono tutti: è Londra purtroppo, la città anti Brexit, a pagare il prezzo più alto. Oltre alla presunta fuga degli istituti come Deutsche Bank, anche il prezzo degli immobili è in calo come non accadeva da 8 anni a questa parte. E quando ci sono dei mutui e delle ipoteche di mezzo è facile immaginare le conseguenze.

La Gran Bretagna intanto si sfalda, con la Scozia che ha approvato in parlamento la proposta di un nuovo referendum per separarsi dal Regno Unito e rimanere con la UE. Timori anche in Irlanda del Nord, contraria anch’essa alla Brexit, dove il mercato unico e l’unione doganale avevano favorito la distensione su una frontiera (quella tra le due Irlande) una volta quasi corazzata. Molti si ricordano ancora la sanguinosa guerra civile con le migliaia di morti tra cattolici e protestanti. La reintroduzione della frontiera, secondo gli irlandesi, rischia fortemente di riproporre problemi politici ed economici e di rinfocolare i vecchi rancori. Il Sinn Fein ha già chiesto di riunirsi alla Repubblica osteggiato, ovviamente, dagli unionisti filobritannici.

Insomma, quelli che non volevano la Brexit, come Scozzesi, Irlandesi o la City di Londra e le grandi città commerciali, sembrerebbero essere i primi a pagare caro questo abbandono.

Una nota positiva? Il mercato dell’auto interno è aumentato dell’8,1%, anche se i commercianti sono preoccupati per le esportazioni sul continente una volta che la Brexit sarà operativa.

Concludiamo con una notizia di questi giorni, se qualcuno si fosse illuso. Angela Merkel non sembra tanto in fase di idillio con Theresa May e ha fatto capire che l’Inghilterra non avrà alcun regime di favore, anzi:

«I Paesi con lo status di Paesi terzi, come sarà la Gran Bretagna, non possono avere e non avranno gli stessi diritti o addirittura più diritti di un Paese membro», ha detto la cancelliera tedesca. «Questo può sembrare ovvio. Ma lo devo dire così chiaramente perché ho l’impressione che alcuni in Gran Bretagna si facciano ancora illusioni su questo fronte e questo è uno spreco di tempo” e ancora: Non avrebbe alcun senso, avviare trattative senza ottenere prima un impegno britannico a onorare gli impegni presi e saldare i conti in sospeso”.

Tradotto: che Theresa e i suoi passino alla cassa, ci sono 60 miliardi da saldare all’Europa.

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